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Monte Sibilla: storia di uno sfregio

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Il Monte Sibilla visto dalla sella che porta alla Cima Vallelunga | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

“Perché accanirsi ancora su questa montagna? Perché continuare a martoriarla così? Non è stato fatto già troppo? A quanto pare non c’è mai limite al peggio”. Ogni volta che vado lassù mi frullano in testa questi pensieri, queste domande.

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Monte Sibilla | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Il Monte Sibilla (2173 m s.l.m.m.) è la montagna simbolo dell’intera catena dei Monti Sibillini del Parco Nazionale istituito nel 1993 e sicuramente la più importante cima del centro Italia. Importante non per la sua altitudine o le sue pareti di arrampicata ma per quello che ha rappresentato, e forse ancora rappresenta, nell’immaginario umano: il monte dove regna la Sibilla Appenninica. Qui ognuno può chiedere ciò che desidera e gli sarà dato, previa la concessione della propria anima; qui cavalieri e negromanti si sono recati alla ricerca di tesori o semplicemente di se stessi; qui, narra la leggenda, si recò il Guerrino detto il Meschino nel XV secolo alla ricerca dei suoi genitori; qui, nel 1420, Antoine de La Sale volle vedere con i suoi occhi se le leggende locali fossero vere; qui probabili riti, forse dedicati alla dea Cibele, si svolsero fin da quando queste terre iniziarono ad essere abitate.

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Il Sentiero di Rottereccia e le Parole della Montagna

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Il Monte Sibilla dal Sentiero della Rottereccia - 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Come ho detto in altre occasioni, la montagna ha su di me un potere calmante e rigenerante. Sia che io faccia un’escursione o che resti seduto a leggere sotto ad un albero. Sia che mi stanchi fino a non avere quasi più fiato nei polmoni o che mi addormenti con un leggero alito di vento fresco che mi accarezza il viso. Alle volte la giornata che mi trovo a vivere è talmente unica che so mi rimarrà impressa nella memoria per molto tempo, se non per sempre. Magari perché ho vissuto una vera avventura (leggi al riguardo l’articolo “Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle”) oppure per le condizioni particolari in cui si trovava il luogo (leggi al riguardo l’articolo “Monti Sibillini: Il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare”) o ancora per l’atmosfera che si era creata. E’ proprio di quest’ultima categoria che fa parte l’escursione di cui vi voglio parlare stavolta. Devo però fare una premessa su come ci sono capitato.

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Monte San Pietrangeli e la festa delle erbe spontanee

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 Uno dei due leoni a guardia della città. || Foto di Simona Pezzotta

 Sede dell’Accademia delle Erbe Spontanee, Monte San Pietrangeli è una cittadina vocata alle erbe spontanee. Qui tutto parla di erbe e di fiori, persino i vicoli!

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 Traversa Zafferano, Monte San Pietrangeli. || Foto di Simona Pezzotta

Tale è l’interesse della comunità per l’argomento che, proprio alle erbe spontanee, è stato dedicato un intero week end di festeggiamenti, il primo del mese di giugno. Escursioni per il riconoscimento delle erbe spontanee, laboratori, spettacoli teatrali aventi come comune denominatore il tema delle erbe, mostra mercato di erbe e fiori, di confetture e formaggi con erbe, di prodotti biologici ed infine piatti da gustare, della tradizione e nuove ricette, tutti rigorosamente con erbe spontanee. Questo l’intenso programma dei due giorni di festa.

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Arte culinaria e melodramma: un connubio tutto da gustare

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 La Civica Enoteca Maceratese, interno. || Foto di Simona Pezzotta

Quinto ed ultimo appuntamento quello di domenica 14 luglio per “Che gusto c’è – Il gusto della domenica", il ciclo d'incontri curati dalla Ex.it, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Macerata, in collaborazione con l’Associazione Italiana Cuochi per la provincia di Macerata. I cinque appuntamenti che sono stati previsti in calendario, hanno avuto, quale ambizioso obiettivo, quello di far conoscere meglio i prodotti del territorio marchigiano, di educare il consumatore ad una scelta ed un consumo consapevoli perché, come ha sottolineato Carlo Cambi a chiusura dell’incontro di domenica, “non bisogna dimenticare che ogni acquisto è, non solo un atto economico, ma anche politico, sociale, antropologico e culturale”. Ogni acquisto dunque andrebbe correttamente ponderato per le numerose implicazioni che comporta.

Se il precedente incontro, quello del 23 giugno, ha accompagnato i presenti in un seducente percorso gustativo nell’arte dolciaria, l’appuntamento di domenica 14 luglio ha condotto nel mondo della musica, tra note e spartiti, permettendo di pregustare, corpo e mente, l’inizio della stagione lirica maceratese. Il tema della serata è stato infatti “Il gusto dell’Opera: arte culinaria e melodramma”.

Carlo Cambi, relatore della serata, con quella vivacità culturale che lo contraddistingue, ci ha trascinato in un vorticoso ed affascinante viaggio nella storia, dove scalchi, suntuosi banchetti e creatività culinaria si sono affiancati ad opere liriche, grandi interpreti e celebri musicisti. Complice in questo percorso lo chef Iginia Carducci, Presidente dell’Associazione Italiana Cuochi per la provincia di Macerata che, con creativa abilità, ha interpretato in chiave culinaria il melodramma, realizzando cinque gustosi assaggi.

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Monti Sibillini: il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare

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Appena sopra "Le Svolte", Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Marche - 27/05/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Raggiungere il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco è forse l’escursione più classica e frequentata di tutto il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Proprio per questo motivo se la fate ad Agosto troverete frotte di persone lungo il sentiero e sembra di stare più al mare che in montagna. Io, in questi anni, ho incontrato anche persone che azzardano la camminata (14 km di lunghezza, 990 metri di dislivello, circa 6 ore totali di escursione) con ciabatte o infradito e ombrelloni sulle spalle. E’ proprio questa, a detta del Soccorso Alpino, la zona dove avvengono più spesso gli infortuni; infortuni causati proprio dalla incoscienza e negligenza delle persone che approcciano la montagna.

Cerco sempre di evitare di andare al Lago di Pilato nei mesi più caldi. Troppa folla, troppo caos.

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Una domenica alla Civica Enoteca Maceratese

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Civica Enoteca Maceratese. || Foto di Simona Pezzotta 

Da tempo intendevo recarmi alla Civica Enoteca Maceratese e domenica 23 giugno si è presentata l’occasione giusta: un nuovo appuntamento di “Che gusto c’è – Il gusto della domenica”. Si tratta di un ciclo di incontri finalizzati a migliorare la conoscenza dei prodotti tipici del territorio marchigiano, di quei prodotti che meglio ci caratterizzano e distinguono, dei “prodotti della nostra terra” insomma, come orgogliosamente ha affermato in apertura dell’incontro del 23 giugno Iginia Carducci, Presidente dell’Associazione Italiana Cuochi per la Provincia di Macerata.

Ogni incontro si caratterizza per la partecipazione di autorevoli relatori (gastronomi, giornalisti, esperti di settore e di tradizioni locali) chiamati, di volta in volta, ad approfondire il tema della serata. L’approfondimento coinvolge tutti i sensi. Prevista infatti, ogni volta, una piccola degustazione di piatti realizzati dai cuochi dell’Associazione, utilizzando proprio i prodotti presentati nel corso della serata, piatti poi accuratamente abbinati dai sommelier dell’A.I.S. ai migliori vini del territorio.

Il tema di domenica 23 giugno è stato “I dolci piaceri della vita: frutta e sani peccati di gola”; un seducente percorso gustativo nell’arte dolciaria. Relatrici della serata le sorelle Di Chiara, Manuela e Lucilla, le quali hanno cadenzato con i loro racconti, capaci di condurci in un vicino passato di tradizioni e ricordi, il susseguirsi di cinque dolci assaggi, frutto della maestria e dell’abilità del Maestro Pasticcere Roberto Cantolacqua.

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Un incontro inatteso: storie di api e di apicoltori

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Ape su girasole | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Le api, che mondo affascinante!

Avevo già avuto modo di conoscere la complessa e sorprendente vita sociale di questi insetti, grazie anche alla coinvolgente passione dell’apicoltrice del Country House Salomone di Matelica. Ma mai avrei immaginato di vedere, toccare ed attingere miele da un favo naturale! E che miele! Fluido, chiarissimo, quasi trasparente, delicato, in altre parole acacia.

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Miele d'acacia | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

La tarda primavera è periodo di sciamature e capita spesso che il nostro frutteto venga visitato dalle vecchie regine con il loro seguito di api in cerca di una nuova sistemazione. Si tratta solitamente di una semplice visita, sostando nel frutteto solo poco tempo: mezza giornata o al più un giorno. Questa primavera invece le cose sono andate diversamente. Una colonia di api ha deciso di stazionare stabilmente nel nostro frutteto, facendo del susino la sua nuova abitazione. Approfittando della nostra disattenzione, le api hanno realizzato in breve tempo (secondo l’apicoltore erano trascorsi almeno cinque giorni dalla sciamatura) più favi naturali: cellette perfettamente esagonali saldamente ancorate ad un ramo dell’albero da uno strato di cera, modellate e sagomate seguendo l’andamento del ramo, le sue diramazioni e gomiti, finendo così per inglobare nella struttura ramoscelli, foglie e frutti.

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