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Il lago "insanguinato" e la Battaglia del Pian Perduto/2

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Lo "Stagno Rosso" | © Giorgio Materozzi

Rosso. Il colore dell'acqua era proprio così, come se il lago fosse stato riempito completamente di sangue. Qui, il 20 Luglio 1522 avvenne una cruenta Battaglia (per maggiori dettagli su questo scontro leggi il post precedente ”Il lago “insanguinato” e la Battaglia di Pian Perduto/1“) conosciuta, successivamente, col nome di Battaglia del Pian Perduto. Ma di tempo ne è passato da allora. Siamo nell'estate del 1995 quando un laghetto presente sul Pian Perduto, al confine tra Marche e Umbria, si tinge interamente di rosso. Così, apparentemente dal nulla, in circa un mese.

Questa pozza d'acqua non ha nome nella carta topografica ed è stata ridefinito, dal 1995, proprio “Stagno Rosso” per lo strano fenomeno notato.

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Il lago "insanguinato" e la Battaglia del Pian Perduto/1

Anno 1995, passeggiando per il Pian Perduto nei pressi di Castelluccio di Norcia alcuni pastori notano qualcosa di strano. Un laghetto, formatosi su un avvallamento carsico, dei numerosi presenti in questa zona, si è tinto completamente di rosso. Un rosso scarlatto. Un rosso “sangue”.

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Lo Stagno Rosso nel 1995 | © Ettore Orsomando

Ai pastori saranno venute sicuramente in mente le storie che aleggiano in questo luogo. Storie di baruffe, di litigi e di guerre. Dico che conoscono la storia perché è stato proprio uno di loro a tramandarcela nei secoli. Un pastore, infatti, scrisse il poemetto conosciuto come “la Battaglia del Pian Perduto”.

“...vi voglio dire come fu quel prato
pieno di morti e insanguinato.”

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Le misteriose incisioni sul Monte Conero

Il Monte Conero è un promontorio di 572 metri s.l.m.m. situato sulla costa delle Marche, proprio a metà della regione. E’ costituito da imponenti falesie calcaree a strapiombo sul mare e fitte aree boschive. Nel 1991 è stato istituito il Parco Regionale del Monte Conero allo scopo di proteggere una zona davvero unica nel suo genere. Per tutte le informazioni, i percorsi e le cose da vedere vi rimando al sito ufficiale: parcodelconero.com.

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Spiaggia delle Due Sorelle, Monte Conero | © Nicola Pezzotta 2007. All rights reserved. 

Quello di cui vi voglio parlare, invece, è un luogo situato nel mezzo della macchia mediterranea del Monte e avvolto, ancora oggi, dal mistero.

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Pedaso e la perla violata

Probabilmente non tutti sanno che nella cittadina costiera di Pedaso è localizzata un’area floristica protetta di pregevole interesse botanico: “Collina La Cupa”. L’area è interessata dalla presenza di una specie rara, la Coronilla valentina ssp. valentina, e dalla presenza del bosco “La Cupa” il quale, dopo la lecceta del Monte Conero, costituisce la formazione forestale più estesa e meglio conservata in tutto il litorale marchigiano.

Ma cosa sono le aree floristiche protette?

Istituite dalla legge regionale n.52 del 30 dicembre 1974, le aree floristiche sono superfici nelle quali crescono piante rare o in via di estinzione. Al loro interno è proibita la raccolta, l’estirpazione ed il danneggiamento di tutte le piante che vi crescono spontaneamente.

Un grande merito va riconosciuto alla legge regionale 52/1974: aver affrontato e garantito la tutela delle specie d’interesse floristico in un’ottica moderna. La legge in questione, infatti, non ha disposto una mera tutela delle singole specie, enumerandole in un elenco, bensì ha previsto la tutela e la conservazione di aree più vaste, dando in questo modo valore e rilievo anche al contesto ambientale in cui le piante crescono.

Nella regione Marche si contano ben 109 aree floristiche distribuite su tutto il territorio e rappresentanti i diversi ambienti naturali: quello montano, quello collinare e quello costiero. In quest’ultimo ambiente troviamo “Collina La Cupa”, la profonda spaccatura quasi a picco sul mare del monte Serrone. Si tratta di un’area particolarmente suggestiva, intimamente e tragicamente legata alla storia passata di Pedaso e dei suoi abitanti.

Per una cittadina come Pedaso che fa della tutela dei beni storici ed ambientali da sempre la sua bandiera, disporre di un’area floristica di tale rilievo rappresenta senza dubbio un valore aggiunto. Eppure, ecco cosa è accaduto in quella zona qualche mese fa.

A seguire la Testimonianza di Fabio Taffetani, professore di Botanica sistematica all’Università Politecnica delle Marche.

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Volumi nati dal mare: il nuovo mercato ittico di Porto San Giorgio

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Mercato Ittico, Porto San Giorgio | © Nicola Pezzotta 2011. All rights reserved.

Circa una quindicina di anni fa ero solito scorrazzare in bicicletta fino alla punta più estrema del molo di Porto San Giorgio. Arrivato lì, salivo sugli scogli artificiali e mi mettevo a leggere al sole, con il rumore delle onde in sottofondo. Nel tempo queste pedalate sul lingomare si sono sempre più diradate fino a quando, il mio tempo libero l'ho speso per altri hobby. Ricordo, però, chiaramente, in una delle mie ultime uscite che qualcosa di "strano" stava sorgendo al porto. Aveva una forma non consueta dalle nostre parti. Ci tornai più volte per guardarla da vicino. Poi un giorno, sfogliando una rivista di architettura, tra un articolo che parlava di una mediateca a Parigi e una stazione ferroviaria a Orléans, eccola là: il nuovo Mercato Ittico di Porto San Giorgio. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Per questo condivido con voi l'articolo.

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Modello 3D della struttura | © ACALE

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Rocchetta, paese fantasma

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Rocchetta, ghost town | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

Vicino Ascoli Piceno, ci sono luoghi dimenticati, immersi nella natura più selvaggia, in cui non è raro incontrare caprioli, cinghiali e (se siete fortunati) anche lupi. Come dico spesso, “ho visto più animali qui che nel Parco dei Monti Sibillini”. Non chiedetemi il perché; forse, essendo questo territorio al confine con il Parco, anche loro, come noi umani, vogliono provare l’ebbrezza di sconfinare, di esplorare luoghi nuovi, anche esponendosi ai rischi che ne consegue. Sta di fatto che girando per questi posti, oltre ai numerosi rapaci, ho incontrato una biscia lunga quasi 2 metri, numerosi scoiattoli, un capriolo e un cinghiale (in spalla ad un cacciatore, però).

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C'era una volta il fuoco

Le copiose nevicate che hanno caratterizzato l'inverno 2012, trasformando interi paesaggi, vestendoli di luce nuova, ammaliante, mettendo a nudo tutte le criticità del vivere moderno, sembrano oramai appartenere al passato. Eppure una domanda continua a frullarmi in testa: i nostri nonni come superavano i lunghi e rigidi inverni?

 IL CAMINO

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Camino in una vecchia abitazione | fonte: internet 

Il camino ha rappresentato nei tempi passati la principale fonte di riscaldamento, usata tanto in abitazioni modeste quanto in quelle più agiate. Questa sua fondamentale funzione, tuttavia, non esauriva completamente il ruolo svolto nelle dimore, in special modo in quelle rurali e particolarmente in quelle rurali marchigiane. Nelle case coloniche, infatti, il camino costituiva anche il luogo deputato alla cottura dei cibi, rappresentava, in inverno, il luogo privilegiato per l’incontro, la socializzazione. Era intorno al fuoco del camino che la famiglia si riposava, che si recitava il rosario, si chiacchierava, si raccontavano storie, spesso in compagnia dei vicini. - La partecipazione e la condivisione costituivano un tratto distintivo delle comunità agricole. - Era intorno al fuoco del camino che le donne rammendavano e gli uomini intrecciavano la paglia. 

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