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La torre civica di Macerata: un ritorno al passato con il nuovo orologio

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 La torre civica in piazza della Libertà a Macerata

Quella che sto per raccontarvi è una storia che ci riporta al 1500, in una piazza di una città, dove non si discuteva ancora di telecamere si, telecamere no, di pedonalizzazione o di parcheggi.

La piazza era un luogo di incontro, un posto dove passeggiare, incontrarsi e parlare. Una piazza dove, allo scoccare di ogni ora, si stava con naso all’insù per ammirare l’orologio realizzato dai fratelli Ranieri, maestri di grande fama.

La famiglia Ranieri, infatti, era molto famosa per l’esecuzione e la lavorazione di orologi meccanici, e ad essa va il merito di aver introdotto in Italia automi semimoventi a decorazione degli orologi civici.

Le abili ed esperte mani di questi maestri orologiai avevano realizzato l’orologio di piazza San Marco a Venezia e quelli di Ferrara, Reggio e della città di cui vi sto parlando, Macerata. Qui, in piazza della Libertà, lo avevano costruito con cinque figure lignee raffiguranti la Madonna col Bambino, i Re Magi ed un Angelo.

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La Chiesa di San Pietro in Valle a Fano: "galleria di rare pitture"

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Fano, Chiesa di San Pietro in Valle. Ph: Fabiola Cogliandro

Percorrendo via Nolfi, uno dei cardini più importanti dell’antica Fanum Fortunae, incontriamo la seicentesca chiesa di San Pietro in Valle, la cui facciata incompleta in laterizio e il portale dalle forme semplici e spoglie, nulla lasciano intuire sulla sfavillante ricchezza decorativa dell’interno. Ci induce invece subito a pensarlo l’identità della committenza, la Congregazione dell’Oratorio dei Padri Filippini fondata a Roma nel 1575, che ha trovato nella figura del nobile fanese Girolamo Gabrielli (1561-1629), primo fondatore e guida della Congregazione a Fano, l’artefice della costruzione dell’edificio nel primo decennio del Seicento. Le chiese filippine, infatti, si caratterizzano per una profusione nell’utilizzo di marmi policromi, in una combinazione di dipinti, affreschi e decorazione plastica e scultorea di cui la nostra non è da meno. Risuonano pertanto ancora vive ed eloquenti le parole dello storico ed abate Luigi Lanzi (gesuita e archeologo originario di Treia in provincia di Macerata) che la definì “galleria di rare pitture” nel suo volume Storia pittorica della Italia edito sul finire del Settecento. Perché certamente rare e prestigiose dovettero esserlo - e lo sono ancora - agli occhi di nobili, prelati e semplici cittadini, oltre gli affreschi che tutt’ora si ammirano, le tele che ornavano gli altari delle cappelle gentilizie realizzate da nomi di primissimo piano nel panorama artistico Sei - Settecentesco, quali Guido Reni, Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, Simone Cantarini, Giovanni Francesco Guerrieri.

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Servigliano: Palazzo Filoni

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Palazzo Filoni: particolare dell'altana. || Foto di Simona Pezzotta

Lo scorso autunno ebbi il piacere di visitare la piccola cittadina di Servigliano con una guida d’eccezione, il prof. Angelo Paci. Lo incontrai per caso, nel mio girovagare per il piccolo borgo in compagnia di Luigi Bracalenti, proprietario del b&b Angela Garden. Ed è proprio Luigi che devo ringraziare se il professore accettò, senza esitazione alcuna, di farmi da Cicerone per l’intera mattinata.

Il profondo amore che lega il professore alla natia Servigliano e la grande generosità intellettuale è ciò che colpisce immediatamente. Sarei stata ore ad ascoltarlo parlare di linguistica, di come il passaggio dei vari popoli abbia influenzato la nostra lingua, lasciando tracce evidenti anche nel dialetto … ma questa è tutta un’altra storia!

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Palazzo Filoni: finestre del piano nobile. || Foto di Simona Pezzotta

Torniamo alla visita del borgo. Il professore, con una dovizia di particolari mai sperata, mi ha accompagnata, angolo per angolo, strada per strada, alla scoperta dell’antico castello, Castel Clementino, facendomi compiere un vero salto nel passato, un passato dagli avvincenti ed inattesi tratti.

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Le neviere delle Marche

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 Neviera della Montagna dei Fiori, Località "Le Tre Caciare", Teramo. Ph: Luca Marcantonelli

Aprire il frigo e prendere una birra fresca, o un gelato dal freezer, oppure tornare dal supermercato e disporre i cibi nei vari scompartimenti: quando ne abbiamo la necessità, il frigo è li, sempre a nostra disposizione. Abituati fin da piccoli ad averlo nelle nostre cucine, la sua presenza per noi è quasi “scontata” ed il suo utilizzo fa parte della nostra quotidianità.

Eppure non è stato sempre così semplice.

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Alla ricerca degli Eremi nelle Gole del Salinello sotto una pioggia scrosciante

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 Eremo di Santa Maria Scalena, Gole del Salinello, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Ph: Nicola Pezzotta

“Ciao Luca, allora domani ci facciamo questo giretto, che dici? Il tempo non è proprio dei migliori, ma il cielo ad una certa ora dovrebbe aprirsi”. “Ma sì, andiamo!”.

In questo modo iniziò la storia della giornata più piovosa che abbiamo mai incontrato durante un’escursione.

Siamo ancora noi, io e Luca, compagni di avventure da un po’ di tempo e la nostra meta sono gli Eremi delle Gole del Salinello nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Questa è una delle più frequentate escursioni dell’area dei Monti Gemelli, sicuramente per i suoi canyon e per l’aria fresca all’interno delle gole che dà refrigerio soprattutto nelle afose giornate estive. Di solito è così, ma non oggi: il sole non si vede proprio nel cielo e quando arriviamo al parcheggio, davanti ad una chiesa del paese di Ripe di Civitella, ci rendiamo conto che saremo soli nella nostra “gita”.

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Attraverso la montagna: le grotte del Monte Cucco

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 Grotta del Monte Cucco. Ph: Nicola Pezzotta

Ero già emozionato al solo pensiero di scoprire un altro luogo meraviglioso a me ancora sconosciuto come il Monte Cucco. Ci pensavo da giorni ormai: “come sarà tornare nelle profondità della Terra? Risulterà impegnativo? Cosa vedrò?” Dopo aver visitato una decina di volte le Grotte di Frasassi uno potrebbe pensare di averne abbastanza, che magari tutte le altre cavità in Italia o nel Mondo siano simili a quella, che vista una le hai viste tutte. Niente di più sbagliato. 

Quando mi avventurai, insieme ai miei amici, con la visita speleologica percorso azzurro, alle Grotte di Frasassi, nel Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi (ne puoi leggere il racconto qui: Avventura speleologica alle Grotte di Frasassi: il percorso azzurro) l’emozione è stata forte perché era la prima volta che facevo lo “speleologo”. Non che fossi un vero e proprio speleologo! Quelli veri quando si avventurano nelle grotte non sanno dove queste porteranno, se magari dietro una strettoia ci sarà una camera enorme piena di concrezioni dalle variegate e bellissime forme o se quel rumore che sente in sottofondo sarà una alta e fragorosa cascata. Ma per un attimo, solo per il fatto di essermi vestito come loro, aver messo il caschetto con la torcia frontale e aver toccato con i miei scarponi il suolo della grotta, come fossi un astronauta del sottosuolo, mi sono sentito uno speleologo. In fondo spesso si comincia così ad amare una disciplina, a piccoli passi.

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L'Eremo di San Leonardo/2: Estate 1972

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 Padre Pietro, il 'muratore di Dio'. Foto dal Libro 'Lassù sui monti'

Francesco si sta allontanando dal paese di Rubbiano. Sono le 10 di mattina di una fresca giornata estiva. Siamo a circa 1000 metri s.l.m. ed è sempre rigenerante l’aria a questa quota, anche in estate. Anzi, soprattutto in estate quando giù sulla costa l’afa non dà tregua. Ma più Francesco si inoltra verso l’ingresso di quella gola che tutti chiamano Infernaccio e più la temperatura scende. Al punto tale da dover indossare un maglione che fortunatamente aveva con sé nella sua bisaccia.

Quello che lo sta portando in un luogo tanto ameno e isolato è la curiosità. Ciò che la gente racconta in città da ormai un anno lo deve vedere con i suoi occhi. Il giorno prima un abitante di Rubbiano, che lo ha ospitato per la notte come se fosse uno di famiglia, gli raccontò: “E’ proprio così! Arrivò da Montefortino l’anno scorso su di una moto e io lo ospitai a casa mia per la notte. La sua determinazione era chiara, bastava guardarlo negli occhi. Non mi chiese niente, ma sentivo la necessità di aiutarlo e gli diedi quel poco che potei: un tozzo di pane. Il giorno seguente quest’uomo ripartì alla volta dell’antico Monastero di San Leonardo al Volubrio, situato su una balza rocciosa al di sopra della Gola dell’Infernaccio”.

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