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Perche' febbraio conta 28 giorni?

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 Pecore al pascolo. || Foto di Simona Pezzotta

E’ straordinaria la ricchezza culturale in possesso di un popolo in termini di tradizioni, ritualità, costumi; una ricchezza che va preservata perché identificativa delle nostre radici.

Altrettanto straordinario è osservare quanto l’immaginazione popolare sia stata prodiga e creativa specie nell’atto di spiegare fatti di non facile comprensione. E bisogna ammetterlo, ancora oggi, nonostante l’acquisizione di un maggiore livello di istruzione, certe storie dal palpabile sapore di favola, possiedono un indiscusso fascino.

 

Un antico racconto delle campagne acquasantane narra perché il mese di febbraio conta solo 28 giorni.

 

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Lake Pilato between history and legend/2

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 Lago di Pilato | Biblioteca Vaticana, sec. XVI

Let’s now learn more about the legends and the stories of these places, full of demons and necromancers (For further information read the article Lake Pilato between history and legend/1). 

Lake Pilato becomes well-known in 1200. In these years many wizards are getting here in order to sanctify their books to the demon, even if the lake is not known as Lake Pilato yet. In fact some maps back then called it “Lago di Norcia” (or even Lake Averno, such as the lake in Campania with the same name). So it seems that the legend of Pilato’s body was not born yet in the 13th century.

"Egli [un certo prelato sommamente degno di fede, n.d.a.] diceva infatti che tra i monti vicinissimi a questa città [Norcia, n.d.a.] c'è un lago dichiarato da antichi demoni loro proprietà ed abitato da essi sensibilmente; nessuno oggi, all'infuori dei negromanti, si può avvicinare ad esso senza essere rapito dai demoni. Perciò attorno ai bordi del lago sono stati costruiti dei muri che sono conservati da custodi affinché ai negromanti non sia permesso avvicinarsi lì per consacrare i loro libri ai demoni. Perciò cotesto è ivi sommamente terribile perché ogni anno quella città invia ai demoni come tributo un uomo nell'ambito delle mura vicino al lago, i quali demoni subito subito visibilmente lacerano e divorano quell'uomo poiché (come dicono) se la città non lo facesse, la patria perirebbe per gli uragani. Pertanto la città ogni anno sceglie un qualche criminale e lo invia come tributo ai demoni."
da "Reductorium Morale" di Pietro Bersuire - sec. XIV

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Servigliano: storia di due pontificati

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 Porta Clementina o Porta Marina, la porta nord di Servigliano. || Foto di Simona Pezzotta

Spesso capita che, per distrazione o pigrizia, si diano per scontati luoghi che tanto scontati non sono. L’abitudine di incontrarli nel quotidiano, la vicinanza alla propria dimora, ci porta a sottostimarli, a considerarli erroneamente privi di un qualche interesse, ci porta a trascurarli; fino a quando un giorno non ci accorgiamo di loro ed è come vederli per la prima volta…

Lungo la strada che, attraversando la vallata del fiume Tenna, unisce la costa adriatica ai Monti Sibillini e conduce ad Amandola, la porte est del parco, quasi a metà del percorso, si incontra una graziosa cittadina dalle insolite fattezze: Servigliano.

Se percorrendo quella strada non vi siete ancora mai fermati, allora sarà il caso di farlo!

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Ieri e Oggi/1: Porto Sant'Elpidio

Con questa rubrica vorrei farvi vedere come sono cambiate le nostre città. Spero vi piaccia!

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 Ieri e Oggi: Porto Sant'Elpidio. Corso Umberto I. 2013-1945. Ph: Nicola Pezzotta

Porto Sant'Elpidio, Corso Umberto I. 2013-1945.
Nella foto: Oggi l'edificio che vedete in muratura sulla destra è stato sostituito dal nuovo palazzo del Comune. Che bello pensare di andare liberamente in bici sulla Strada Statale senza preoccuparsi del traffico!

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Il Quattrocento nelle Marche: Carlo Crivelli

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Cristo morto sorretto da due angeli. Londra, National Gallery (Polittico di Montefiore dell'Aso smembrato). | fonte: internet

Carlo, fratello maggiore di Vittore Crivelli, nasce a Venezia intorno al 1430/35; la sua vita è stata avvolta nel mistero e dalle notizie raccolte, sembra sia stata anche molto movimentata e non riuscì mai a raggiungere la notorietà sperata. Si formò a Padova nella prestigiosa scuola dei Vivarini e lavorò per alcuni anni a Venezia dove però trovò solo guai, infatti a causa di una relazione clandestina con una donna sposata, nel 1457 fu condannato a 6 mesi di carcere. Dopodiché si rifugiò in Dalmazia dove purtroppo trovò poco lavoro e molti guai; del periodo zaratino infatti non si conoscono opere degne di nota. Sconosciuti sono anche i motivi che lo spinsero dall’altra parte dell’adriatico, approdando in Ancona e di seguito vicino Ascoli Piceno, tantoché le prime opere dell’artista nelle Marche sono il frutto di committenze religiose provenienti appunto dalla città Fermo, come il “Polittico di Massa Fermana” (1468) ed il “Polittico di San Giorgio” (1470) eseguito per la Chiesa di San Giorgio. Testimone del suo soggiorno in Ascoli è il “Polittico di Sant’Emidio” realizzato per il Duomo (1473), un’opera di fondamentale importanza nel percorso artistico del Crivelli per la raffinata finitura pittorica e la elegante decorazione lignea. E’ del 1488 il “Polittico del Duomo di Camerino” poi con l’avvicinarsi della vecchiaia l’artista si sposta in continuazione fra Camerino, Matelica, Fabriano e Pergola; la morte del pittore è invece ascrivibile al 1495 al completamento della “Pala di San Francesco di Fabriano”.

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I campi di concentramento di Servigliano e Monte Urano

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 Ex campo di concentramento di Girola di Fermo, Fermo, Marche. Entrata. Ph: Nicola Pezzotta

“Nella pratica quotidiana dei campi di sterminio trovano la loro realizzazione l’odio e il disprezzo diffusi dalla propaganda nazista. Qui non c’era solo la morte, ma una folla di dettagli maniaci e simbolici, tutti tesi a dimostrare e confermare che gli ebrei, e gli zingari, e gli slavi, sono bestiame, strame, immondezza. Si ricordi il tatuaggio […] che imponeva agli uomini il marchio che si usa per i buoi; il viaggio in carri bestiame, mai aperti, in modo da costringere i deportati a giacere per giorni nelle proprie lordure; il numero di matricola in sostituzione del nome; […] l’empio sfruttamento dei cadaveri, trattati come una qualsiasi anonima materia prima, da cui si ricavavano l’oro dai denti, i capelli come materiale tessile, le ceneri come fertilizzanti agricoli; gli uomini e le donne degradati a cavie, su cui sperimentare medicinali per poi sopprimerli”

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Avventura speleologica alle Grotte di Frasassi: il percorso azzurro

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Grotte di Frasassi: "sala delle candeline" | Ph: Nicola Pezzotta

Dovrebbe essere la quinta o sesta volta che entro qui. Ho quasi perso il conto, devo dire. Ma ogni volta è diversa dalle altre. Solo la meraviglia rimane la stessa.

L’ultima volta che mi infilai nelle profondità della montagna mi ripromisi che ci sarei tornato solo se avrei fatto la visita speleologica. Infatti da un po’ di anni il Consorzio Frasassi che gestisce la visita alle Grotte omonime permette di visitare le cavità nella maniera più naturale, come se fossimo dei veri e propri speleologi.

Ci sono due percorsi da scegliere, per due differenti gradi di difficoltà: l’azzurro e il rosso. Il primo più facile e accessibile a tutti. Basta, infatti, avere 12 anni di età e una buona predisposizione psico-fisica per partecipare. Il secondo, invece, è un po’ più impegnativo ed è consigliabile farlo solo dopo essersi cimentati con il primo percorso.

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