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L'Eremo di San Leonardo/1: Oggi

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Il fiume Tenna scorre fragoroso tra le strapiombanti pareti calcaree. Il sole non riesce a far arrivare i suoi raggi fin quaggiù. Il rombo dell’acqua che sbatte sulla roccia è assordante ed anche l’animo inizia ad essere in tumulto. Per arrivare qui hai dovuto scendere sempre di più, proprio come se entrassi nell’inferno dantesco. Immagini scritto da qualche parte “…Lasciate ogne speranza, voi ch' intrate.”. Non a caso questo luogo è chiamato da qualche tempo “Infernaccio”. Ti dici "un motivo ci sarà".

Senti l’emozione crescere e non capisci se è angoscia o adrenalina. Forse un miscuglio delle due. Per un attimo credi che l’inquietudine prenda il sopravvento, ma ecco il tuo amico a ridestarti dai tuoi pensieri. Ti dice: “Sono qui dietro di te”, e senti crescere la tua forza interiore.

E’ inizio primavera e lo scioglimento delle nevi ha generato una notevole portata d’acqua nel torrente. All’entrata della Gola dell’Infernaccio, all’altezza della zona detta “le Pisciarelle”, incontri la più grande valanga che tu abbia mai visto. Infatti, ogni anno, dal Monte Zampa situato sopra la tua testa, le valanghe imperversano. Insieme alla neve precipita giù tutto ciò che l’ammasso incontra nella sua furia: alberi, sassi, terra, fango… tutto. Proprio per questo motivo è sconsigliabile passare qui nei periodi dell’anno soggetti a questi fenomeni. Ma tu di lì sei già passato, scavalcando in qualche maniera la neve semicongelata.

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Questo blocco di neve non riesce a fermare l’impetuosità delle acque. Il torrente è riuscito a scavarsi un tunnel e la sta sciogliendo pian piano grazie anche all’aumentare delle temperature. Però capitava che, più spesso negli anni passati, la neve rimaneva lì anche in estate inoltrata.

“Vedrai che ne varrà la pena” ti sollecita il tuo amico. E’ la prima volta che vieni qui, ma ne hai tanto sentito parlare. Il tuo amico “veterano” della montagna ti ci porta all’inizio della primavera e nei giorni feriali per evitare l’enorme flusso di persone che frequentano questo posto. Oggi infatti è diventato il luogo più visitato del Parco Nazionale dei Monti Sibillini insieme al Lago di Pilato. Anzi, più che “è diventato” sarebbe meglio dire “è tornato ad essere”. Infatti la zona, nel suo remoto passato, era un’importante via di attraversamento degli Appennini. Ma non questa gola. Infatti, prima della costruzione delle passarelle su cui state camminando ora, la gola era impraticabile. La via d’accesso era un’altra e passava nel versante sud del Monte Priora. Adesso invece, per raggiungere la tua meta, devi passarci. Vuoi passarci. Senti che, per arrivare all’Eremo di San Leonardo e trarre beneficio dall’armonia del posto lo devi fare. Come se fosse un cammino spirituale. Attraversare le tenebre per rivedere la luce. Un’espiazione. Una tacita confessione, senza intermediari: solo te e il divino.

Superi la parte più buia della gola ed inizi a rivedere il sole. I suoi raggi filtrano impercettibilmente tra le fronde dei faggi. Alzi gli occhi per beneficiarne a pieno. Salendo ti guardi intorno e non puoi che meravigliarti davanti all’imponenza della faggeta. Alberi maestosi sì, ma segnati dalla stupidità dell’uomo. Perché gli esseri umani debbano lasciare sempre un segno del loro passaggio e non godersi solo l’ambiente che lo circonda ancora non riesci a capirlo.

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Continui a salire con questi pensieri fin quando, quasi inaspettatamente, ti ritrovi su un ampio pianoro erboso e laggiù, su una balza rocciosa a quota 1128 metri s.l.m., c’è il luogo tanto ambito: l’Eremo di San Leonardo.

E’ incredibile. Si staglia con grandiosità dallo scenario di fondo. E’ allo stesso tempo oggetto estraneo e tutt’uno con l’ambiente. Sali la scalinata ed entri all’interno della chiesa. C’è un signore di 87 anni che sta dicendo messa. E’ proprio lui, Padre Pietro in persona. Il “muratore di Dio”. Colui che da 43 anni ha dedicato la sua vita alla ricostruzione della struttura. Che ha vissuto quasi sempre quassù, in solitudine. Che, tra queste montagne, ha avuto la “visione” di quello che doveva fare. Come un moderno San Francesco d’Assisi.

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Finita la messa, ti avvicini a lui per scambiarci due parole, con un po’ di riverenza, come se fosse un cardinale. Forse anche di più. Perché chi è riuscito a fare tutto questo con la sola forza di volontà è per forza una grande persona. E allora un po’ di soggezione ce l’hai. Inizi a chiederti: “Come ha fatto a fare tutto questo, quasi esclusivamente da solo? Ed io, cosa sto facendo nella mia vita? Sarà la strada giusta quella che ho intrapreso?”. Le domande si affollano nella mente. Ma appena parli con lui, che ti accoglie col sorriso, tutto sembra svanire. Quassù non c’è posto per le angosce della quotidianità. Tutto quello che ti turbava in città, sembrano problemi stupidi e insignificanti. Quante ne avrà passate Padre Pietro? Ti rendi conto che, a volte, avrà rischiato anche la vita. E nonostante tutto ciò lo vedi sereno. La sua serenità si trasmette anche alle persone che ha intorno. Te ne rendi conto guardando le loro facce.

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Esci fuori dalla chiesa e tutto è più chiaro. L’aria che respiri a pieni polmoni sembra rigenerarti lo spirito. Ti giri, guardi il tuo amico che ti sorride e capisci che anche lui ha provato le stesse emozioni la prima volta che è salito quassù.

Ammiri ancora una volta le montagne intorno. Senti crescerti dentro una fiducia negli altri che non credevi di avere. Tutto quello che verrà, qualunque esso sia, riuscirai ad affrontarlo con determinazione. E nel caso non ci riuscissi, potrai sempre tornare qui a ricaricare le batterie. Perché questo luogo è.. cibo per l’anima.

 

Per leggere il seguito clicca qui: l'Eremo di San Leonardo/2: Estate 1972

 

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