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Sulle tracce della Sibilla Appenninica

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 Disegno di Antoine de La Sale. || Immagine tratta da internet

Il cielo è compatto, minaccioso, denso di nubi nere; la visione si fa quasi notturna. D’improvviso un lampo squarcia l’oscurità ed illumina a giorno, ricordandoci che è mattina, tarda mattina. 

Il Monte Sibilla è là che ci attende, con la sua misteriosa abitatrice chiusa nella profondità della sua grotta. Una profetessa dotata di poteri divinatori, la maga che conosce il futuro e preannuncia l’arrivo di Cristo, la regina di un regno di lussuria e di peccato circondata da attraenti ancelle che si tramutano in bisce e serpenti, per rigenerarsi ancora più belle.

Le prime gocce di pioggia cadono pesanti sull’erba. Seguono altre, ancora più spesse. Tutto si moltiplica in brevissimo tempo, tutto si intensifica, ed il fragore dell’acqua soffoca ogni altro rumore. E’ il primo temporale della giornata.

Che sia tutto uno stratagemma, un nuovo e “moderno” ostacolo ideato dalla regina Sibilla per mettere alla prova dei viandanti del terzo millennio alla ricerca della verità, della rivelazione del mistero? Del resto questo è il suo regno e noi siamo alla sua mercé, incantati dalla sua misteriosa venuta, affascinati dalle leggende e racconti popolari che la vedono protagonista. Vastissima infatti la letteratura che la rappresenta, sia quella dotta che quella popolare, opere dalla cui lettura o dal cui ascolto non è possibile sottrarsi. Ma attenzione, se poi assaporerete un desiderio crescente di conoscenza, se sentirete una strana inquietudine crescervi dentro, allora sarete caduti vittima del suo incanto!

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Monte Sibilla: storia di uno sfregio

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Il Monte Sibilla visto dalla sella che porta alla Cima Vallelunga | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

“Perché accanirsi ancora su questa montagna? Perché continuare a martoriarla così? Non è stato fatto già troppo? A quanto pare non c’è mai limite al peggio”. Ogni volta che vado lassù mi frullano in testa questi pensieri, queste domande.

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Monte Sibilla | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Il Monte Sibilla (2173 m s.l.m.m.) è la montagna simbolo dell’intera catena dei Monti Sibillini del Parco Nazionale istituito nel 1993 e sicuramente la più importante cima del centro Italia. Importante non per la sua altitudine o le sue pareti di arrampicata ma per quello che ha rappresentato, e forse ancora rappresenta, nell’immaginario umano: il monte dove regna la Sibilla Appenninica. Qui ognuno può chiedere ciò che desidera e gli sarà dato, previa la concessione della propria anima; qui cavalieri e negromanti si sono recati alla ricerca di tesori o semplicemente di se stessi; qui, narra la leggenda, si recò il Guerrino detto il Meschino nel XV secolo alla ricerca dei suoi genitori; qui, nel 1420, Antoine de La Sale volle vedere con i suoi occhi se le leggende locali fossero vere; qui probabili riti, forse dedicati alla dea Cibele, si svolsero fin da quando queste terre iniziarono ad essere abitate.

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Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle

Finalmente, dopo vari rinvii, troviamo una giornata adatta per affrontare la tanto agognata escursione: il sentiero delle capre o cengia delle cerelle. In realtà questo è un percorso al limite dell’escursionismo. Infatti se non si hanno delle corde e capacità particolari è impossibile affrontarlo.

Nel tratto più critico, siccome è necessario assicurarsi e prestare molta attenzione, perderemo molto tempo nel passaggio, quindi, essendo il nostro gruppo anche molto numeroso (circa 25 persone), la partenza è fissata all’alba.

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Alba su "il Pizzo", ultima propaggine est del Monte Priora. | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

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Alba sulla cima del Monte Sibilla. | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

Dopo aver viaggiato per le ultime ore della notte ci fermiamo al parcheggio di Valleria, all’imbocco della Gola dell’Infernaccio: sono le 6.30. Neanche ad averlo programmato è il momento perfetto per assistere all’alba su “il Pizzo” ultima propaggine verso est del Monte Priora. Pian piano vediamo anche illuminarsi tutte le altre cime dei monti circostanti, tra cui il Monte Sibilla. Ma guardando in basso vediamo che a noi spetta tutt’altro: la buia e tenebrosa Gola dell’Infernaccio. Quaggiù il sole raramente fa capolino, e l’unico rumore che si sente è il rombo impetuoso dell’acqua.

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Il Museo della Sibilla a Montemonaco: perche' andarci

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L'edificio dove è situato il Museo della Sibilla, Montemonaco, Ascoli Piceno | Ph: Nicola Pezzotta

Se andate in un luogo, qualunque esso sia, e non ne conoscete il passato, la storia o gli aneddoti, non andrete al di là della semplice meraviglia iniziale. Ma se salite di un livello, superando questo scoglio, sarete immersi in tutt’altra atmosfera. Questo vale ovunque, anche nei Monti Sibillini; anzi qui più che in altri luoghi. Perché in queste terre le storie di magie e sibille sono presenti già nel XIV secolo e sicuramente sono pregresse agli scritti di Antoine De La Sale o Andrea Da Barberino. Oggi queste storie fantastiche sono diventate leggende trasmutandosi ed intessendosi in modo inestricabile nella cultura dei locali. Le persone che hanno sempre vissuto qui mi hanno raccontato che da bimbi ci si riuniva attorno al fuoco ad ascoltare i racconti a volte inquietanti di streghe, donne dagli zoccoli caprini, cavalieri erranti e negromanti: così si tramandavano le leggende.

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Il Sentiero di Rottereccia e le Parole della Montagna

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Il Monte Sibilla dal Sentiero della Rottereccia - 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Come ho detto in altre occasioni, la montagna ha su di me un potere calmante e rigenerante. Sia che io faccia un’escursione o che resti seduto a leggere sotto ad un albero. Sia che mi stanchi fino a non avere quasi più fiato nei polmoni o che mi addormenti con un leggero alito di vento fresco che mi accarezza il viso. Alle volte la giornata che mi trovo a vivere è talmente unica che so mi rimarrà impressa nella memoria per molto tempo, se non per sempre. Magari perché ho vissuto una vera avventura (leggi al riguardo l’articolo “Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle”) oppure per le condizioni particolari in cui si trovava il luogo (leggi al riguardo l’articolo “Monti Sibillini: Il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare”) o ancora per l’atmosfera che si era creata. E’ proprio di quest’ultima categoria che fa parte l’escursione di cui vi voglio parlare stavolta. Devo però fare una premessa su come ci sono capitato.

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Montefortino: il museo che non ti aspetti

Il museo che non ti aspetti: Fortunato Duranti e la Pinacoteca Civica di Montefortino

Nel suggestivo e labirintico Montefortino, un piccolo paese in Provincia di Fermo quasi vegliato dalla catena montuosa dei Sibillini, si scopre in Largo Duranti il nobile Palazzo Leopardi edificato nel corso del XVI secolo e dal 1997 sede di un Polo Museale.

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Montefortino, Palazzo Leopardi, Portone di ingresso, XVI secolo. | Autore: Fabiola Cogliandro

Il suo interno ospita infatti tre differenti raccolte: il Museo Faunistico di Ignazio Brunori Rossi, la Pinacoteca Civica “Fortunato Duranti” e il Museo Diocesano di Arte Sacra. A calamitare il nostro interesse è in particolare la Pinacoteca Civica ordinata nel secondo piano, in quello che un tempo costituiva il piano nobile del palazzo di cui si conserva, nelle nove sale espositive, la ricca decorazione sette-ottocentesca. La Pinacoteca deve la sua formazione all’artista, collezionista e antiquario Fortunato Duranti (1787-1863), il quale, a partire dal 1842, donò la sua collezione di dipinti, sculture, disegni e stampe al Comune di Montefortino e alle chiese del territorio. Le dispersioni verificatesi nel corso del Novecento hanno però drasticamente ridotto la raccolta, dimezzandone l’entità, ed oggi si conservano nella Pinacoteca Civica 177 (un’ulteriore scultura della collezione Duranti è inspiegabilmente conservata nel Museo di Arte Sacra ubicato al terzo piano) delle originarie 350 opere di cui abbiamo testimonianza negli inventari ottocenteschi e nelle carte delle donazioni effettuate dall’artista. Si tratta certamente di un insieme notevole per un paese come Montefortino che può fregiarsi in tal modo di una raccolta di assoluto prestigio con dipinti e sculture dal XIV al XIX secolo. Il museo conserva inoltre un corpus grafico dell’artista di circa cento disegni esposti a rotazione nelle vetrine del salone centrale.

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Montefortino, Palazzo Leopardi, Pinacoteca Civica “Fortunato Duranti”, Salone centrale. | Fonte: internet

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#SibilliniSegreti il blog tour

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Anche “Con in faccia un po’ di sole” prenderà parte al blog tour  #SibilliniSegreti, un tour alla scoperta di terre misteriose, ricche di fascino e di cultura, autentici scrigni di preziose opere d’arte.

Sono le terre del Parco dei Monti Sibillini (versante est) e delle comunità che lo confinano. Luoghi di forte tradizione dove la storia ha lasciato i segni del suo passaggio, luoghi dall’accogliente ospitalità dove l’imprenditorialità vive d'iniziative e attività di particolare interesse.

Dunque saranno questi i luoghi in cui vi condurremo questo fine settimana.

Quattro i percorsi studiati, quattro i temi seguiti: tartufi e prodotti del bosco; sulle tracce della Sibilla; i tesori dei borghi; dall’uva in poi. Per ogni itinerario tematico un equipaggio composto da travel blogger, food blogger, instagramer e videomaker relazionerà l’esperienza vissuta, facendovi sognare, facendovi emozionare. E così vi scoprirete bisognosi di una vacanza, proprio qui, nel regno della Sibilla.

Vista la duplice gestione di “Con in faccia un po’ di sole”, doppio sarà il coinvolgimento. Nico ed io infatti seguiremo percorsi diversi regalandovi così una doppia avventura. Quali sono i nostri itinerari? Lo scoprirete presto!

Seguite il live dei quattro percorsi su http://tagboard.com/sibillinisegreti

 

Articolo di Muscosa

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Monti Sibillini: il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare

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Appena sopra "Le Svolte", Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Marche - 27/05/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Raggiungere il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco è forse l’escursione più classica e frequentata di tutto il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Proprio per questo motivo se la fate ad Agosto troverete frotte di persone lungo il sentiero e sembra di stare più al mare che in montagna. Io, in questi anni, ho incontrato anche persone che azzardano la camminata (14 km di lunghezza, 990 metri di dislivello, circa 6 ore totali di escursione) con ciabatte o infradito e ombrelloni sulle spalle. E’ proprio questa, a detta del Soccorso Alpino, la zona dove avvengono più spesso gli infortuni; infortuni causati proprio dalla incoscienza e negligenza delle persone che approcciano la montagna.

Cerco sempre di evitare di andare al Lago di Pilato nei mesi più caldi. Troppa folla, troppo caos.

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Nel regno del vento: il versante Nord del Monte Sibilla

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La lunga salita verso il Monte Zampa/1 | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

Ore 7.30 a Valleria e il termometro segna 7°C. Inizia a fare un po' freddino in montagna. La bella stagione, oramai, è un ricordo e questo non può che dispiacermi. Amo l'estate, lo ribadisco sempre, e questa temperatura, oggi, so che mi farà soffrire.
Partiamo decisi. Non potrebbe essere altrimenti, perché sappiamo ciò che ci aspetta e se non fossimo decisi, dopo neanche 100 metri ritorneremmo alle nostre macchine. Dopo neanche 5 minuti dalla partenza inizia la lunga, interminabile salita, tutta fuori sentiero, che da Valleria va al Monte Zampa, passando per la Cengia del Cinghiale. Durante la salita il vento ci spazza in modo incostante, ma potente. Le folate, fortunatamente, per buona parte l'abbiamo alle spalle e questo ci aiuta nella salita. Gli alberi, aggrappati a questi pendii scoscesi, ondeggiano paurosamente, nonostante le loro moli.

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