Download Free Templates http://bigtheme.net/ Websites Templates

San Lorenzo Vallegrascia: il tesoro dimenticato, oggi ritrovato

1

Particolare della cripta di San Lorenzo Vallegrascia. Ph: Nicola Pezzotta

In una bella valletta ai piedi dei Monti Sibillini, nei pressi di Montemonaco, proprio vicino a dove il fosso della Rota si innesta al fiume Aso, si erge una chiesa che costudisce una delle “opere più significative dell’XI secolo”: San Lorenzo in Vallegrascia.

Vagando lungo queste valli, ci si aspetta, magari, una piccola chiesuola di campagna; invece, considerando il contesto in cui ci troviamo, una zona pedemontana oggi quasi disabitata, siamo di fronte ad un edificio imponente. Costruito in mattoni squadrati di arenaria, quello che colpisce è la sua semplicità e linearità. Anche in questo caso, come avviene spesso, la chiesa che oggi ammiriamo è il risultato di diversi rimaneggiamenti avvenuti nei secoli. Originariamente era molto più piccola e intimistica: più corta e ad una sola navata, culminava con l’abside centrale; al di sotto dell’abside una cripta davvero unica, con capitelli di pregevole fattura.

Stampa Email

Sulle tracce della Sibilla Appenninica

1

 Disegno di Antoine de La Sale. || Immagine tratta da internet

Il cielo è compatto, minaccioso, denso di nubi nere; la visione si fa quasi notturna. D’improvviso un lampo squarcia l’oscurità ed illumina a giorno, ricordandoci che è mattina, tarda mattina. 

Il Monte Sibilla è là che ci attende, con la sua misteriosa abitatrice chiusa nella profondità della sua grotta. Una profetessa dotata di poteri divinatori, la maga che conosce il futuro e preannuncia l’arrivo di Cristo, la regina di un regno di lussuria e di peccato circondata da attraenti ancelle che si tramutano in bisce e serpenti, per rigenerarsi ancora più belle.

Le prime gocce di pioggia cadono pesanti sull’erba. Seguono altre, ancora più spesse. Tutto si moltiplica in brevissimo tempo, tutto si intensifica, ed il fragore dell’acqua soffoca ogni altro rumore. E’ il primo temporale della giornata.

Che sia tutto uno stratagemma, un nuovo e “moderno” ostacolo ideato dalla regina Sibilla per mettere alla prova dei viandanti del terzo millennio alla ricerca della verità, della rivelazione del mistero? Del resto questo è il suo regno e noi siamo alla sua mercé, incantati dalla sua misteriosa venuta, affascinati dalle leggende e racconti popolari che la vedono protagonista. Vastissima infatti la letteratura che la rappresenta, sia quella dotta che quella popolare, opere dalla cui lettura o dal cui ascolto non è possibile sottrarsi. Ma attenzione, se poi assaporerete un desiderio crescente di conoscenza, se sentirete una strana inquietudine crescervi dentro, allora sarete caduti vittima del suo incanto!

Stampa Email

Monte Sibilla: storia di uno sfregio

1

Il Monte Sibilla visto dalla sella che porta alla Cima Vallelunga | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

“Perché accanirsi ancora su questa montagna? Perché continuare a martoriarla così? Non è stato fatto già troppo? A quanto pare non c’è mai limite al peggio”. Ogni volta che vado lassù mi frullano in testa questi pensieri, queste domande.

2

Monte Sibilla | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Il Monte Sibilla (2173 m s.l.m.m.) è la montagna simbolo dell’intera catena dei Monti Sibillini del Parco Nazionale istituito nel 1993 e sicuramente la più importante cima del centro Italia. Importante non per la sua altitudine o le sue pareti di arrampicata ma per quello che ha rappresentato, e forse ancora rappresenta, nell’immaginario umano: il monte dove regna la Sibilla Appenninica. Qui ognuno può chiedere ciò che desidera e gli sarà dato, previa la concessione della propria anima; qui cavalieri e negromanti si sono recati alla ricerca di tesori o semplicemente di se stessi; qui, narra la leggenda, si recò il Guerrino detto il Meschino nel XV secolo alla ricerca dei suoi genitori; qui, nel 1420, Antoine de La Sale volle vedere con i suoi occhi se le leggende locali fossero vere; qui probabili riti, forse dedicati alla dea Cibele, si svolsero fin da quando queste terre iniziarono ad essere abitate.

Stampa Email

"Un paese ci vuole". Tra le vie di Montefortino

 1

 Vicolo di Montefortino. Sullo sfondo il Monte Priora. | Ph: Nicola Pezzotta

Il più delle volte percorrendo le vie di Montefortino, un piccolo paese ai confini dei Monti Sibillini, si ha la percezione che ci sia ancora molto da scoprire, che quell’insieme di case, palazzi signorili e antiche chiese, costruite attorno alla primitiva fortezza poi distrutta nel 1444, abbiano ancora qualcosa da dire. Pur nella desolazione che purtroppo oggi accomuna la maggior parte dei borghi storici, e ciò vale anche per il nostro, quegli edifici sono la testimonianza dei secoli certamente più vitali di Montefortino, quando il paese, dal XVI alla prima metà del XX secolo, era un brulicare di attività e di mestieri di cui si è persa in gran parte la memoria.

Stampa Email

Il Museo della Sibilla a Montemonaco: perche' andarci

1b

L'edificio dove è situato il Museo della Sibilla, Montemonaco, Ascoli Piceno | Ph: Nicola Pezzotta

Se andate in un luogo, qualunque esso sia, e non ne conoscete il passato, la storia o gli aneddoti, non andrete al di là della semplice meraviglia iniziale. Ma se salite di un livello, superando questo scoglio, sarete immersi in tutt’altra atmosfera. Questo vale ovunque, anche nei Monti Sibillini; anzi qui più che in altri luoghi. Perché in queste terre le storie di magie e sibille sono presenti già nel XIV secolo e sicuramente sono pregresse agli scritti di Antoine De La Sale o Andrea Da Barberino. Oggi queste storie fantastiche sono diventate leggende trasmutandosi ed intessendosi in modo inestricabile nella cultura dei locali. Le persone che hanno sempre vissuto qui mi hanno raccontato che da bimbi ci si riuniva attorno al fuoco ad ascoltare i racconti a volte inquietanti di streghe, donne dagli zoccoli caprini, cavalieri erranti e negromanti: così si tramandavano le leggende.

Stampa Email

Il Sentiero di Rottereccia e le Parole della Montagna

1

Il Monte Sibilla dal Sentiero della Rottereccia - 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Come ho detto in altre occasioni, la montagna ha su di me un potere calmante e rigenerante. Sia che io faccia un’escursione o che resti seduto a leggere sotto ad un albero. Sia che mi stanchi fino a non avere quasi più fiato nei polmoni o che mi addormenti con un leggero alito di vento fresco che mi accarezza il viso. Alle volte la giornata che mi trovo a vivere è talmente unica che so mi rimarrà impressa nella memoria per molto tempo, se non per sempre. Magari perché ho vissuto una vera avventura (leggi al riguardo l’articolo “Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle”) oppure per le condizioni particolari in cui si trovava il luogo (leggi al riguardo l’articolo “Monti Sibillini: Il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare”) o ancora per l’atmosfera che si era creata. E’ proprio di quest’ultima categoria che fa parte l’escursione di cui vi voglio parlare stavolta. Devo però fare una premessa su come ci sono capitato.

Stampa Email

Le Sibille, Maria e Ponzio Pilato in un racconto di Joyce Lussu. La Madonna del telaio

 1

 Monti Sibillini. || Foto di Simona Pezzotta

Ci sono luoghi che più di altri sembrano vocati al mistero, alla suggestione; luoghi dal fascino intenso, magici, capaci di catturarti nell’intimo.
E’ questo il caso dei Monti Sibillini, da sempre meta e crocevia di viaggiatori, avventurieri, uomini di cultura, negromanti. Qui, in queste terre, abita la Regina Sibilla, qui è posto il lago maledetto in cui trovò la morte Pilato.
In queste terre di leggenda, la fantasia popolare sembra essersi sfogata, quasi divertita nel raccontare e tramandare storie e narrazioni favolose dall’indefinito numero; racconti che nel tempo si sono affiancati alle più note leggende del Lago di Pilato e della Sibilla.

Proprio una di queste storie vorrei raccontarvi, una storia inusuale dai tratti divertenti, una leggenda popolare, una “leggenda dei pastori dei Sibillini sulla Madonna”, come spiega Joyce Lussu dalla cui voce questa narrazione è stata raccolta nel libro “La cucina Picena” di Beatrice Muzi ed Allan Evans.

Si tratta di un racconto dall’insolita freschezza che vede, quali personaggi principali, le Sibille in qualità di fate buone e generose che aiutano le donne nei lavori quotidiani insegnando l’arte della tessitura, del cucito, del ricamo; Ponzio Pilato il cui destino si compie seguendo percorsi differenti da quelli tradizionalmente narrati ed infine Maria, la madre di Cristo, in una veste nuova, davvero inaspettata.

Il titolo del racconto? La Madonna del telaio.

Stampa Email

#SibilliniSegreti il blog tour

sibillini segreti

Anche “Con in faccia un po’ di sole” prenderà parte al blog tour  #SibilliniSegreti, un tour alla scoperta di terre misteriose, ricche di fascino e di cultura, autentici scrigni di preziose opere d’arte.

Sono le terre del Parco dei Monti Sibillini (versante est) e delle comunità che lo confinano. Luoghi di forte tradizione dove la storia ha lasciato i segni del suo passaggio, luoghi dall’accogliente ospitalità dove l’imprenditorialità vive d'iniziative e attività di particolare interesse.

Dunque saranno questi i luoghi in cui vi condurremo questo fine settimana.

Quattro i percorsi studiati, quattro i temi seguiti: tartufi e prodotti del bosco; sulle tracce della Sibilla; i tesori dei borghi; dall’uva in poi. Per ogni itinerario tematico un equipaggio composto da travel blogger, food blogger, instagramer e videomaker relazionerà l’esperienza vissuta, facendovi sognare, facendovi emozionare. E così vi scoprirete bisognosi di una vacanza, proprio qui, nel regno della Sibilla.

Vista la duplice gestione di “Con in faccia un po’ di sole”, doppio sarà il coinvolgimento. Nico ed io infatti seguiremo percorsi diversi regalandovi così una doppia avventura. Quali sono i nostri itinerari? Lo scoprirete presto!

Seguite il live dei quattro percorsi su http://tagboard.com/sibillinisegreti

 

Articolo di Muscosa

Stampa Email

Monti Sibillini: il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare

1b

Appena sopra "Le Svolte", Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Marche - 27/05/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Raggiungere il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco è forse l’escursione più classica e frequentata di tutto il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Proprio per questo motivo se la fate ad Agosto troverete frotte di persone lungo il sentiero e sembra di stare più al mare che in montagna. Io, in questi anni, ho incontrato anche persone che azzardano la camminata (14 km di lunghezza, 990 metri di dislivello, circa 6 ore totali di escursione) con ciabatte o infradito e ombrelloni sulle spalle. E’ proprio questa, a detta del Soccorso Alpino, la zona dove avvengono più spesso gli infortuni; infortuni causati proprio dalla incoscienza e negligenza delle persone che approcciano la montagna.

Cerco sempre di evitare di andare al Lago di Pilato nei mesi più caldi. Troppa folla, troppo caos.

Stampa Email

Ti potrebbe interessare anche...

Iscriviti alla Newsletter

Entra in contatto

Contattaci

info@coninfacciaunpodisole.it
Contatto Skype (Nico): nico_pezzotta
Nico: +39 333 36 26 495

Vieni a trovarci

Strada Faleriense, 4265
63811 Sant'Elpidio a Mare (FM)

Quando puoi trovarci

Lun - Dom
24 ore su 24