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Tra verità e leggende: le Grotte Romane del Monte Conero ad Ancona

Fig.1Grotte Romane 1

Fig. 1 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

“Un cacciatore seguendo le tracce di una volpe in fuga, se la vide sparire avanti agli occhi per un piccolo buco da tana. Curiosità spinse il cacciatore ad allargare quel buco e rimase estatico avanti alla scoperta di una galleria quadrangolare che penetrava rampante nelle viscere del monte”.

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Fig. 2 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Il racconto del nostro cronista continua, ché spinto dalla medesima curiosità voleva andar sin in fondo: “fu deciso un sopralluogo e fummo in una giornata di sole invernale, trainati velocemente da un’auto sul luogo, per constatare, esaminare e ammirare la galleria, difficilmente accessibile nei suoi 150 metri di lunghezza”.

 Era il 12 dicembre del 1921 (sebbene la scoperta ad opera del cacciatore avvenne nel 1918), e ciò che si andava svelando alle autorità del tempo, ingegneri, capi ferroviari e conoscitori che accorsero e parteciparono ai primi scavi, erano le antiche cave dalle quali si estraeva il calcare massiccio, nel cuore del Monte Conero, note come le ‘Grotte romane’. A distanza di un secolo, lo stesso sole invernale ci guida, in questa prima giornata di marzo, alla loro scoperta; anche noi, incuriositi da racconti e leggende che fanno risalire le grotte all’epoca romana, decidiamo di seguire il sentiero, che, sul versante verso Massignano del Monte Conero, a 350 metri di quota non lontano dalle indicazioni verso il Pian Raggetti, ci conduce verso il loro ingresso.

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Fig. 3 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Due entrate principali quadrangolari regolano l’accesso alle gallerie, ma originariamente dovevano probabilmente essere quattro, due delle quali oggi semi-interrate. Ci addentriamo pian piano, e subito l’ambiente ci appare come un labirinto con cunicoli in entrambi i lati e dritto davanti a noi, dove a far luce sono le nostre piccole torce e il chiarore mattutino che dall’entrata illumina la prima parte del percorso, lasciando il resto nell’oscurità. Più si va avanti e più siamo costretti ad abbassarci, camminando accovacciati, mentre l’aria si consuma, perché il percorso segue un andamento in salita con forte pendenza, per agevolare in passato il trasporto dei massi estratti e fatti scivolare verso l’esterno. Le gallerie dovevano spingersi ben oltre il tracciato percorribile (una frana ne ha ostruito il passaggio), e continuare fin dentro il monte, per sfociare forse nel versante opposto.

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Fig. 4 Schizzo planimetrico delle Grotte Romane. Monte Conero, Ancona (AN)

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Fig. 5 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona

Nell’esplorare le cavità, non ci stupiscono tanto le numerose scritte sulle pareti rocciose lasciate da altri avventori, maldestri e non, quanto piuttosto l’apprendere che tra di esse ve ne sono alcune datate di epoca romana, ascrivibili al periodo imperiale, e sono proprio quelle iscrizioni che attirano la nostra attenzione. Le poche informazioni al riguardo ci indicano il luogo dove poterle trovare e il loro contenuto, trattandosi di epigrafi che riportano dati tecnici relativi ai lavori di scavo eseguiti nella cava, come precisato da Alberto Recanatini nel suo studio dedicato alle Grotte del Monte Conero (v. nota 1). Ma nel nostro sopralluogo siamo in grado di individuare solo una delle iscrizioni indicate dallo studioso, e tra l’altro, per mancanza di dati documentari, non possiamo accertarne l’autenticità, in virtù del fatto che la stessa supposta origine romana delle cave sembra non essere del tutto chiarita.

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Fig. 6 Iscrizione, Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

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Fig. 7 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Come spesso accade, in mancanza di documentazione certa, ci si affida a fonti orali, tradizioni, leggende, sorrette o meno da un fondo di verità. E per l’appunto, tradizione vuole che la cava fosse utilizzata per l’estrazione del materiale, chiamato impropriamente travertino, da utilizzare per la costruzione di alcuni monumenti dell’antica città di Ancona, tra cui l’Arco di Traiano (realizzato in realtà in marmo bianco), e una serie di esami condotti all’interno delle gallerie sulle tecniche di scavo, hanno individuato tre periodi di utilizzazione della cava, di cui uno probabilmente molto antico. Sempre fonti orali ricordano il ritrovamento all’interno delle grotte di alcuni frammenti di lucerne di epoca romana. Su alcune delle pareti delle gallerie possiamo ancora individuare delle piccole nicchie con tracce di nerofumo, usate per inserirvi fonti di illuminazione, e numerose altre tracce sempre in nerofumo di piccola o media grandezza si individuano in diversi altri punti delle gallerie.

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Fig. 8 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

La cava, con il trascorrere del tempo, venne perdendo la sua funzione, fino alla completa inattività nei secoli XVI e XVII, a causa di terremoti ed alluvioni che provocarono una serie di valanghe tali da ostruirne l’ingresso. Probabilmente fu inaccessibile fino al suo scoprimento nei primi decenni del XIX secolo, sebbene una tradizione orale riporti dell’uso delle grotte come nascondiglio da parte dei superstiti delle truppe papali al comando del generale Lemorcière nel corso della battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, in seguito alla quale le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna; nel Novecento furono inoltre utilizzate dai partigiani come luogo di rifugio.

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Fig. 9 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Questo breve excursus storico non può esimersi dalle numerose leggende che riguardano le gallerie, tra le quali ricordiamo l’origine della denominazione “Grotta degli schiavi a Monte”, accanto al tradizionale nome con cui sono note. Si narra, infatti, che una rivolta degli schiavi costretti a lavorare nella cava portò alla cattura e all’uccisione dei sorveglianti, condotti “in profondità dentro le viscere della montagna”, dove avvenne la terribile carneficina donde il nome ‘cassa da morto’ conferito ad un ambiente rettangolare situato all’incirca a metà delle grotte, in cui a fatica riusciamo ad entrare attirati dalla tetra leggenda ed al di là del quale risulta difficile proseguire. Tuttavia permane la curiosità su cosa si celi dietro quelle altre, inaccessibili, gallerie, ostruite da detriti, da rocce, e dove conducano quei cunicoli scavati da mani sconosciute. Per ora possiamo solo esplorare questa prima parte, ma un piccolo ed utile suggerimento: fate attenzione a non avvicinarvi troppo alle pareti rocciose e occhi bene aperti su dove poggiate le mani, i cunicoli sono popolati da pipistrelli, ragni e insetti gelosi del proprio habitat.

Nota 1. Alberto Recanatini trascrive la seguente iscrizione: “Magister Fabricae fecit extrahi atque bene posuit” con l’indicazione dei “770 piedi quadrati di materiale”, da lui rintracciata su una parete della galleria.

Bibliografia
A. Recanatini, Le Grotte del Conero. Ricerche di Speleologia archeologica nel Parco del Conero, 1985

 

Nei dintorni ci sono anche le misteriose incisioni rupestri. Ne abbiamo scritto qui!

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