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Monti Sibillini: il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare

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Appena sopra "Le Svolte", Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Marche - 27/05/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Raggiungere il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco è forse l’escursione più classica e frequentata di tutto il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Proprio per questo motivo se la fate ad Agosto troverete frotte di persone lungo il sentiero e sembra di stare più al mare che in montagna. Io, in questi anni, ho incontrato anche persone che azzardano la camminata (14 km di lunghezza, 990 metri di dislivello, circa 6 ore totali di escursione) con ciabatte o infradito e ombrelloni sulle spalle. E’ proprio questa, a detta del Soccorso Alpino, la zona dove avvengono più spesso gli infortuni; infortuni causati proprio dalla incoscienza e negligenza delle persone che approcciano la montagna.

Cerco sempre di evitare di andare al Lago di Pilato nei mesi più caldi. Troppa folla, troppo caos.

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Nel regno del vento: il versante Nord del Monte Sibilla

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La lunga salita verso il Monte Zampa/1 | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

Ore 7.30 a Valleria e il termometro segna 7°C. Inizia a fare un po' freddino in montagna. La bella stagione, oramai, è un ricordo e questo non può che dispiacermi. Amo l'estate, lo ribadisco sempre, e questa temperatura, oggi, so che mi farà soffrire.
Partiamo decisi. Non potrebbe essere altrimenti, perché sappiamo ciò che ci aspetta e se non fossimo decisi, dopo neanche 100 metri ritorneremmo alle nostre macchine. Dopo neanche 5 minuti dalla partenza inizia la lunga, interminabile salita, tutta fuori sentiero, che da Valleria va al Monte Zampa, passando per la Cengia del Cinghiale. Durante la salita il vento ci spazza in modo incostante, ma potente. Le folate, fortunatamente, per buona parte l'abbiamo alle spalle e questo ci aiuta nella salita. Gli alberi, aggrappati a questi pendii scoscesi, ondeggiano paurosamente, nonostante le loro moli.

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Le misteriose incisioni sul Monte Conero

Il Monte Conero è un promontorio di 572 metri s.l.m.m. situato sulla costa delle Marche, proprio a metà della regione. E’ costituito da imponenti falesie calcaree a strapiombo sul mare e fitte aree boschive. Nel 1991 è stato istituito il Parco Regionale del Monte Conero allo scopo di proteggere una zona davvero unica nel suo genere. Per tutte le informazioni, i percorsi e le cose da vedere vi rimando al sito ufficiale: parcodelconero.com.

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Spiaggia delle Due Sorelle, Monte Conero | © Nicola Pezzotta 2007. All rights reserved. 

Quello di cui vi voglio parlare, invece, è un luogo situato nel mezzo della macchia mediterranea del Monte e avvolto, ancora oggi, dal mistero.

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Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle

Finalmente, dopo vari rinvii, troviamo una giornata adatta per affrontare la tanto agognata escursione: il sentiero delle capre o cengia delle cerelle. In realtà questo è un percorso al limite dell’escursionismo. Infatti se non si hanno delle corde e capacità particolari è impossibile affrontarlo.

Nel tratto più critico, siccome è necessario assicurarsi e prestare molta attenzione, perderemo molto tempo nel passaggio, quindi, essendo il nostro gruppo anche molto numeroso (circa 25 persone), la partenza è fissata all’alba.

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Alba su "il Pizzo", ultima propaggine est del Monte Priora. | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

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Alba sulla cima del Monte Sibilla. | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved.

Dopo aver viaggiato per le ultime ore della notte ci fermiamo al parcheggio di Valleria, all’imbocco della Gola dell’Infernaccio: sono le 6.30. Neanche ad averlo programmato è il momento perfetto per assistere all’alba su “il Pizzo” ultima propaggine verso est del Monte Priora. Pian piano vediamo anche illuminarsi tutte le altre cime dei monti circostanti, tra cui il Monte Sibilla. Ma guardando in basso vediamo che a noi spetta tutt’altro: la buia e tenebrosa Gola dell’Infernaccio. Quaggiù il sole raramente fa capolino, e l’unico rumore che si sente è il rombo impetuoso dell’acqua.

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Il lago "insanguinato" e la Battaglia del Pian Perduto/2

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Lo "Stagno Rosso" | © Giorgio Materozzi

Rosso. Il colore dell'acqua era proprio così, come se il lago fosse stato riempito completamente di sangue. Qui, il 20 Luglio 1522 avvenne una cruenta Battaglia (per maggiori dettagli su questo scontro leggi il post precedente ”Il lago “insanguinato” e la Battaglia di Pian Perduto/1“) conosciuta, successivamente, col nome di Battaglia del Pian Perduto. Ma di tempo ne è passato da allora. Siamo nell'estate del 1995 quando un laghetto presente sul Pian Perduto, al confine tra Marche e Umbria, si tinge interamente di rosso. Così, apparentemente dal nulla, in circa un mese.

Questa pozza d'acqua non ha nome nella carta topografica ed è stata ridefinito, dal 1995, proprio “Stagno Rosso” per lo strano fenomeno notato.

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Reflection

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Reflection - Lago di Fiastra | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved

Ore 8.40. Le ultime nuvole basse, che prima ricoprivano ogni cosa, stanno andando via lasciando dietro di se un senso di quiete e aprendo le porte ad un sole che, finalmente, inizia a rendere più gradevole l'aria del mattino settembrino. Il Lago di Fiastra mantiene il suo fascino in ogni stagione dell'anno, ed oggi più che mai con questo gioco di specchi. Mi avvicino al pannello informativo affisso dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini, proprio vicino alla diga, e leggo.

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Montefortino: il museo che non ti aspetti

Il museo che non ti aspetti: Fortunato Duranti e la Pinacoteca Civica di Montefortino

Nel suggestivo e labirintico Montefortino, un piccolo paese in Provincia di Fermo quasi vegliato dalla catena montuosa dei Sibillini, si scopre in Largo Duranti il nobile Palazzo Leopardi edificato nel corso del XVI secolo e dal 1997 sede di un Polo Museale.

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Montefortino, Palazzo Leopardi, Portone di ingresso, XVI secolo. | Autore: Fabiola Cogliandro

Il suo interno ospita infatti tre differenti raccolte: il Museo Faunistico di Ignazio Brunori Rossi, la Pinacoteca Civica “Fortunato Duranti” e il Museo Diocesano di Arte Sacra. A calamitare il nostro interesse è in particolare la Pinacoteca Civica ordinata nel secondo piano, in quello che un tempo costituiva il piano nobile del palazzo di cui si conserva, nelle nove sale espositive, la ricca decorazione sette-ottocentesca. La Pinacoteca deve la sua formazione all’artista, collezionista e antiquario Fortunato Duranti (1787-1863), il quale, a partire dal 1842, donò la sua collezione di dipinti, sculture, disegni e stampe al Comune di Montefortino e alle chiese del territorio. Le dispersioni verificatesi nel corso del Novecento hanno però drasticamente ridotto la raccolta, dimezzandone l’entità, ed oggi si conservano nella Pinacoteca Civica 177 (un’ulteriore scultura della collezione Duranti è inspiegabilmente conservata nel Museo di Arte Sacra ubicato al terzo piano) delle originarie 350 opere di cui abbiamo testimonianza negli inventari ottocenteschi e nelle carte delle donazioni effettuate dall’artista. Si tratta certamente di un insieme notevole per un paese come Montefortino che può fregiarsi in tal modo di una raccolta di assoluto prestigio con dipinti e sculture dal XIV al XIX secolo. Il museo conserva inoltre un corpus grafico dell’artista di circa cento disegni esposti a rotazione nelle vetrine del salone centrale.

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Montefortino, Palazzo Leopardi, Pinacoteca Civica “Fortunato Duranti”, Salone centrale. | Fonte: internet

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Il lago "insanguinato" e la Battaglia del Pian Perduto/1

Anno 1995, passeggiando per il Pian Perduto nei pressi di Castelluccio di Norcia alcuni pastori notano qualcosa di strano. Un laghetto, formatosi su un avvallamento carsico, dei numerosi presenti in questa zona, si è tinto completamente di rosso. Un rosso scarlatto. Un rosso “sangue”.

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Lo Stagno Rosso nel 1995 | © Ettore Orsomando

Ai pastori saranno venute sicuramente in mente le storie che aleggiano in questo luogo. Storie di baruffe, di litigi e di guerre. Dico che conoscono la storia perché è stato proprio uno di loro a tramandarcela nei secoli. Un pastore, infatti, scrisse il poemetto conosciuto come “la Battaglia del Pian Perduto”.

“...vi voglio dire come fu quel prato
pieno di morti e insanguinato.”

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L'ultima ascesa

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 L'ultima ascesa - Monte Priora | © Nicola Pezzotta 2012. All rights reserved

Eccola lì, l'ultima vetta da salire. Quella più agognata. Quella da cui sai già che vedrai uno spettacolo unico. La cima che, guardandola dalla costa meridionale delle Marche nei giorni più tersi, sembra svettare sopra tutte le altre, anche se in realtà non è la più alta del comprensorio dei Sibillini. Però, con i suoi 2332 metri di altitudine, sovrasta tutte quelle più vicine e da lassù la vista può allargarsi fino al Monte Vettore, o addirittura al Gran Sasso.

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