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Tra verità e leggende: le Grotte Romane del Monte Conero ad Ancona

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Fig. 1 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

“Un cacciatore seguendo le tracce di una volpe in fuga, se la vide sparire avanti agli occhi per un piccolo buco da tana. Curiosità spinse il cacciatore ad allargare quel buco e rimase estatico avanti alla scoperta di una galleria quadrangolare che penetrava rampante nelle viscere del monte”.

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Fig. 2 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Il racconto del nostro cronista continua, ché spinto dalla medesima curiosità voleva andar sin in fondo: “fu deciso un sopralluogo e fummo in una giornata di sole invernale, trainati velocemente da un’auto sul luogo, per constatare, esaminare e ammirare la galleria, difficilmente accessibile nei suoi 150 metri di lunghezza”.

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L'Eremo di San Leonardo/2: Estate 1972

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 Padre Pietro, il 'muratore di Dio'. Foto dal Libro 'Lassù sui monti'

Francesco si sta allontanando dal paese di Rubbiano. Sono le 10 di mattina di una fresca giornata estiva. Siamo a circa 1000 metri s.l.m. ed è sempre rigenerante l’aria a questa quota, anche in estate. Anzi, soprattutto in estate quando giù sulla costa l’afa non dà tregua. Ma più Francesco si inoltra verso l’ingresso di quella gola che tutti chiamano Infernaccio e più la temperatura scende. Al punto tale da dover indossare un maglione che fortunatamente aveva con sé nella sua bisaccia.

Quello che lo sta portando in un luogo tanto ameno e isolato è la curiosità. Ciò che la gente racconta in città da ormai un anno lo deve vedere con i suoi occhi. Il giorno prima un abitante di Rubbiano, che lo ha ospitato per la notte come se fosse uno di famiglia, gli raccontò: “E’ proprio così! Arrivò da Montefortino l’anno scorso su di una moto e io lo ospitai a casa mia per la notte. La sua determinazione era chiara, bastava guardarlo negli occhi. Non mi chiese niente, ma sentivo la necessità di aiutarlo e gli diedi quel poco che potei: un tozzo di pane. Il giorno seguente quest’uomo ripartì alla volta dell’antico Monastero di San Leonardo al Volubrio, situato su una balza rocciosa al di sopra della Gola dell’Infernaccio”.

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Santa Maria di Portonovo: la perla dell'Adriatico

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 Santa Maria di Portonovo. Ph: Nicola Pezzotta

Di giorno bianca di quella candidezza abbacinante che, per non restare accecati, ti fa coprire gli occhi con la mano. Qualche gabbiano urla il suo disappunto per la tua presenza in quel posto. Profumo di resina e pini.

Di notte silente e misteriosa. Civette e gufi cantano e ti scrutano nascosti nella vegetazione della macchia mediterranea. La luce proveniente dall’interno ti spinge ad entrare e nel momento in cui superi la soglia sembra quasi come farsi avvolgere da un caldo abbraccio.

Una cosa, però, è sempre presente in sottofondo, di giorno e di notte. Basta accostarsi alla parete nord. Lo senti?

E’ il rumore del mare. Lì sotto, davvero a due passi da te.

Già solo questo fatto la renderebbe unica, ma c’è molto di più.

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L'Eremo di San Leonardo/1: Oggi

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Il fiume Tenna scorre fragoroso tra le strapiombanti pareti calcaree. Il sole non riesce a far arrivare i suoi raggi fin quaggiù. Il rombo dell’acqua che sbatte sulla roccia è assordante ed anche l’animo inizia ad essere in tumulto. Per arrivare qui hai dovuto scendere sempre di più, proprio come se entrassi nell’inferno dantesco. Immagini scritto da qualche parte “…Lasciate ogne speranza, voi ch' intrate.”. Non a caso questo luogo è chiamato da qualche tempo “Infernaccio”. Ti dici "un motivo ci sarà".

Senti l’emozione crescere e non capisci se è angoscia o adrenalina. Forse un miscuglio delle due. Per un attimo credi che l’inquietudine prenda il sopravvento, ma ecco il tuo amico a ridestarti dai tuoi pensieri. Ti dice: “Sono qui dietro di te”, e senti crescere la tua forza interiore.

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San Lorenzo Vallegrascia e il tesoro dimenticato

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Particolare della cripta di San Lorenzo Vallegrascia. Ph: Nicola Pezzotta

In una bella valletta ai piedi dei Monti Sibillini, nei pressi di Montemonaco, proprio vicino a dove il fosso della Rota si innesta al fiume Aso, si erge una chiesa che costudisce una delle “opere più significative dell’XI secolo”: San Lorenzo in Vallegrascia.

Vagando lungo queste valli, ci si aspetta, magari, una piccola chiesuola di campagna; invece, considerando il contesto in cui ci troviamo, una zona pedemontana oggi quasi disabitata, siamo di fronte ad un edificio imponente. Costruito in mattoni squadrati di arenaria, quello che colpisce è la sua semplicità e linearità. Anche in questo caso, come avviene spesso, la chiesa che oggi ammiriamo è il risultato di diversi rimaneggiamenti avvenuti nei secoli. Originariamente era molto più piccola e intimistica: più corta e ad una sola navata, culminava con l’abside centrale; al di sotto dell’abside una cripta davvero unica, con capitelli di pregevole fattura.

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Alla ricerca degli Eremi nelle Gole del Salinello sotto una pioggia scrosciante

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 Eremo di Santa Maria Scalena, Gole del Salinello, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Ph: Nicola Pezzotta

“Ciao Luca, allora domani ci facciamo questo giretto, che dici? Il tempo non è proprio dei migliori, ma il cielo ad una certa ora dovrebbe aprirsi”. “Ma sì, andiamo!”.

In questo modo iniziò la storia della giornata più piovosa che abbiamo mai incontrato durante un’escursione.

Siamo ancora noi, io e Luca, compagni di avventure da un po’ di tempo e la nostra meta sono gli Eremi delle Gole del Salinello nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Questa è una delle più frequentate escursioni dell’area dei Monti Gemelli, sicuramente per i suoi canyon e per l’aria fresca all’interno delle gole che dà refrigerio soprattutto nelle afose giornate estive. Di solito è così, ma non oggi: il sole non si vede proprio nel cielo e quando arriviamo al parcheggio, davanti ad una chiesa del paese di Ripe di Civitella, ci rendiamo conto che saremo soli nella nostra “gita”.

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Avventura speleologica alle Grotte di Frasassi: il percorso azzurro

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Grotte di Frasassi: "sala delle candeline" | Ph: Nicola Pezzotta

Dovrebbe essere la quinta o sesta volta che entro qui. Ho quasi perso il conto, devo dire. Ma ogni volta è diversa dalle altre. Solo la meraviglia rimane la stessa.

L’ultima volta che mi infilai nelle profondità della montagna mi ripromisi che ci sarei tornato solo se avrei fatto la visita speleologica. Infatti da un po’ di anni il Consorzio Frasassi che gestisce la visita alle Grotte omonime permette di visitare le cavità nella maniera più naturale, come se fossimo dei veri e propri speleologi.

Ci sono due percorsi da scegliere, per due differenti gradi di difficoltà: l’azzurro e il rosso. Il primo più facile e accessibile a tutti. Basta, infatti, avere 12 anni di età e una buona predisposizione psico-fisica per partecipare. Il secondo, invece, è un po’ più impegnativo ed è consigliabile farlo solo dopo essersi cimentati con il primo percorso.

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"Un paese ci vuole". Tra le vie di Montefortino

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 Vicolo di Montefortino. Sullo sfondo il Monte Priora. | Ph: Nicola Pezzotta

Il più delle volte percorrendo le vie di Montefortino, un piccolo paese ai confini dei Monti Sibillini, si ha la percezione che ci sia ancora molto da scoprire, che quell’insieme di case, palazzi signorili e antiche chiese, costruite attorno alla primitiva fortezza poi distrutta nel 1444, abbiano ancora qualcosa da dire. Pur nella desolazione che purtroppo oggi accomuna la maggior parte dei borghi storici, e ciò vale anche per il nostro, quegli edifici sono la testimonianza dei secoli certamente più vitali di Montefortino, quando il paese, dal XVI alla prima metà del XX secolo, era un brulicare di attività e di mestieri di cui si è persa in gran parte la memoria.

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