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Monti Sibillini: un'escursione insolita, per esperti, sul Monte Bove

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 Il Monte Bove Nord dalla Val di Panico.

Un’escursione ad anello molto suggestiva, da farsi nel periodo con più ore di luce e dal mattino presto, come abbiamo fatto noi. Un’immersione nei Sibillini meno conosciuti e se ci andate d’estate non avrete la folla che incontrerete invece al Lago di Pilato, all’Eremo di San Leonardo o a Castelluccio di Norcia.

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Pietrarubbia: la rinascita di un borgo

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Montefeltro dalla salita al Monte Carpegna. Al centro in fondo Pietrafagnana o "Dito del Gigante".

Sballottati qua e là nel pulmino saliamo la tortuosa strada che dal mare ci porta a Carpegna, piccolo centro del Montefeltro cerniera nord della regione Marche (a nord e ovest c’è l’Emilia Romagna, a sud la Toscana). In questa grigia e uggiosa, nonché piovosa, giornata autunnale, la foschia copre quasi ogni cosa e non ci rendiamo conto esattamente di dove ci troviamo.

Fino a che, tra le nebbie, alla nostra sinistra spunta un “torrione” o quello che noi pensavamo fosse una torre costruita dall’uomo. E’ Pietrafagnana o il “Dito del Gigante”.

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Tra verità e leggende: le Grotte Romane del Monte Conero ad Ancona

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Fig. 1 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

“Un cacciatore seguendo le tracce di una volpe in fuga, se la vide sparire avanti agli occhi per un piccolo buco da tana. Curiosità spinse il cacciatore ad allargare quel buco e rimase estatico avanti alla scoperta di una galleria quadrangolare che penetrava rampante nelle viscere del monte”.

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Fig. 2 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Il racconto del nostro cronista continua, ché spinto dalla medesima curiosità voleva andar sin in fondo: “fu deciso un sopralluogo e fummo in una giornata di sole invernale, trainati velocemente da un’auto sul luogo, per constatare, esaminare e ammirare la galleria, difficilmente accessibile nei suoi 150 metri di lunghezza”.

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Marco Pantani e il Carpegna

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La salita finale al Monte Carpegna. Ph: Nicola Pezzotta

Ricordo che avevo 16 anni ed ero estasiato davanti alla tv.

Davanti a quell’omino pelato che schizzava sulle salite come  se non fossero poi così impegnative.

Lo ricordo come se fosse ieri.

“Eccolo che va! Eccolo che parte!”. Pomeriggi interi ad aspettare quell’istante.

Il prima e il dopo erano insignificanti davanti all’esplosione di adrenalina di quell’attimo.

Mi alzavo anch’io dal divano saltellando e dicendo “vai Marco, vai!”.

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Smerillo tra arte e natura

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Smerillo. Ph: Nicola Pezzotta

Il piccolo comune di Smerillo, che tra le sue caratteristiche case in pietra ospita da alcuni anni il Festival Le Parole della Montagna (il programma di quest’anno lo puoi leggere qui), è immerso in un contesto naturalistico di grande rilievo e si è qualificato negli anni come centro di studio e di ricerca degli aspetti ambientali del territorio, con una particolare attenzione alla flora qui individuata estremamente varia, sia nella quantità che nella varietà.

LEGGI ANCHE -> "Il sentiero di Rottereccia e Le Parole della Montagna"

Il ‘Bosco di Smerillo’, che si estende lungo le pendici del Monte Falcone, è stato, infatti, riconosciuto tra le Aree Floristiche Protette, all’interno delle quali è pertanto proibito il danneggiamento, l’estirpazione e la raccolta delle piante, e designato come Sito di Interesse Comunitario (SIC o SAC ‘Special Area of Conservation’), per l’alta valenza naturalistica e paesaggistica.

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Santa Maria di Portonovo: la perla dell'Adriatico

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 Santa Maria di Portonovo. Ph: Nicola Pezzotta

Di giorno bianca di quella candidezza abbacinante che, per non restare accecati, ti fa coprire gli occhi con la mano. Qualche gabbiano urla il suo disappunto per la tua presenza in quel posto. Profumo di resina e pini.

Di notte silente e misteriosa. Civette e gufi cantano e ti scrutano nascosti nella vegetazione della macchia mediterranea. La luce proveniente dall’interno ti spinge ad entrare e nel momento in cui superi la soglia sembra quasi come farsi avvolgere da un caldo abbraccio.

Una cosa, però, è sempre presente in sottofondo, di giorno e di notte. Basta accostarsi alla parete nord. Lo senti?

E’ il rumore del mare. Lì sotto, davvero a due passi da te.

Già solo questo fatto la renderebbe unica, ma c’è molto di più.

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Stagioni di vita al Sasso Simone

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Il Sasso Simone

Il Sasso Simone e Simoncello, con il territorio circostante, rappresentano uno dei tanti, ma preziosi, spazi liberi e selvaggi che ancora l’Appennino protegge, oasi in cui si ravvisa la primitiva bellezza della natura.

Il Sasso di Simone (e il Simoncello) è un complesso calcareo al confine tra le Marche e la Toscana e anche al confine tra il Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello (Emilia Romagna e Marche) e la Riserva Naturale Sasso di Simone (Toscana). E’ chiaro che, al di là di confini amministrativi, c’è un interesse comune a proteggere il più possibile le bellezze naturali dell’area.

Quello che colpisce, oltre alla elevata importanza naturalistica dell’area (sono presenti SIC, ZPS e Aree Floristiche Protette) sono i resti di un qualcosa costruito dall’uomo che possiamo rinvenire sulla sommità del Sasso.

“Quei resti, quella storia in gran parte impalpabile, costituisce ancora oggi, nel bel mezzo di un ambiente naturalistico di eccezionale valore, la meta di quanti avvertono il fascino del bello e il mistero delle cose mai assaporate o assaporabili fino in fondo”.

Cosa è avvenuto nel passato da queste parti? Chi ha vissuto quassù?

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Una passeggiata a Smerillo

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Smerillo immersa nella neve Ph: Nicola Pezzotta

Vidi per la prima volta Smerillo in una gelida giornata invernale. Ero stupita, incuriosita, attratta, e lo sono ancora adesso senza sapere bene il perché, dai luoghi solitari e un po’ sperduti, come questo piccolo borgo il cui nucleo abitativo sorge su un crinale roccioso del Monte Falcone a 800 metri s.l.m. e conta una manciata di abitanti. La mia attrazione continua e il Festival Le Parole della Montagna (il programma di quest’anno lo puoi leggere qui), che qui si svolge da alcuni anni, offre un valido motivo per tornare in simili luoghi ed ammirarli nuovamente. Perché di ammirazione si tratta.

LEGGI ANCHE -> “Il Sentiero di Rottereccia e Le Parole della Montagna

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Alla ricerca degli Eremi nelle Gole del Salinello sotto una pioggia scrosciante

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 Eremo di Santa Maria Scalena, Gole del Salinello, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Ph: Nicola Pezzotta

“Ciao Luca, allora domani ci facciamo questo giretto, che dici? Il tempo non è proprio dei migliori, ma il cielo ad una certa ora dovrebbe aprirsi”. “Ma sì, andiamo!”.

In questo modo iniziò la storia della giornata più piovosa che abbiamo mai incontrato durante un’escursione.

Siamo ancora noi, io e Luca, compagni di avventure da un po’ di tempo e la nostra meta sono gli Eremi delle Gole del Salinello nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Questa è una delle più frequentate escursioni dell’area dei Monti Gemelli, sicuramente per i suoi canyon e per l’aria fresca all’interno delle gole che dà refrigerio soprattutto nelle afose giornate estive. Di solito è così, ma non oggi: il sole non si vede proprio nel cielo e quando arriviamo al parcheggio, davanti ad una chiesa del paese di Ripe di Civitella, ci rendiamo conto che saremo soli nella nostra “gita”.

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