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Le case di terra di Ficana, il passato che rivive

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Esistono luoghi che non devono essere lasciati andare, esistono identità e memorie che devono essere mantenute sempre vive. A Macerata esiste una bellissima testimonianza di un quartiere che è stato salvato prima che il passare del tempo lo deteriorasse inevitabilmente. Si tratta di un quartiere fatto di case di terra, Villa Ficana, oggi reso vivo non solo da chi è tornato ad abitarci, ma anche dall'entusiasmo di alcune associazioni locali che mantengono acceso il ricordo della sua storia.

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Helvia Recina, menù del giorno: ghiri ripieni

Nel 1963, presso gli scavi della città romana di Helvia Recina (Villa Potenza di Macerata), fu rinvenuto un vaso in terracotta che aveva delle caratteristiche molto particolari: la forma e le dimensioni erano riconducibili a quelle di una classica giara (dolium), ma le pareti laterali ed il fondo erano caratterizzati dalla presenza di numerosi fori eseguiti a freddo prima della cottura. La superficie interna inoltre era ricoperta da una serie di costolature sporgenti disposte a spirale fino all’imboccatura del vaso stesso. In un primo momento non venne riconosciuto come tale, ma si trattava di un “Glirarium”, ovvero un recipiente utilizzato per l’allevamento dei ghiri a scopo alimentare.

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Glirarium di Helvia Recina - Foto dal Web

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Lasciate ogni smartphone, o voi che entrate: Eremito, un albergo digital detox

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 Eremito Hotelito del Alma: interni, Parrano, Umbria. Ph: Lucia Paciaroni

Il silenzio mi ha lasciata senza parole. Per giorni non ho saputo come raccontare quella pace e quell’armonia che si erano posate su di me. Il silenzio mi è entrato dentro come se fosse la cosa più naturale del mondo non appena ho varcato la soglia di quel luogo immerso in 3.000 ettari di bosco.

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Torri, il palazzo che fu l'alloggio di Murat e Napoleone

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Particolare del soffitto di Palazzo Torri

A Macerata, ieri, era una di quelle domeniche da coperta e divano, da tisana e film, uno di quei film non impegnati, ma leggeri leggeri, da farti dimenticare che sta per tornare, di nuovo, il lunedì. Ieri era la prima domenica di primavera, anche se la pioggia non smetteva di venir giù, ma era anche una domenica importante, uno di quei giorni in cui devi assolutamente dimenticarti della coperta, della tisana e dei film, ed anche della pioggia. Infatti era il 22 marzo, una delle due giornate FAI di primavera. 

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Abbadia di Fiastra, un posto per dedicare del tempo a se stessi

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Chiostro dell'Abbadia di Fiastra. Ph: Nicola Pezzotta

In questi luoghi c’è qualcosa che mi ha sempre attratto.

Non li frequento per una qualche fede nel divino e neanche per una ricerca della mia cristianità. E’ più un immergersi in un’atmosfera di tranquillità che mi dà la possibilità di riflettere su me stesso. Riflettere sul perché facciamo delle scelte e perché non ne facciamo altre.

Pensare a quello che abbiamo dentro, non significa credere in qualcosa. Vi dico la verità, in realtà cattolico in senso stretto non ci sono mai stato.

“Ma allora in cosa credi?” mi potreste chiedere. In quel caso vi risponderei che credo nell’umanità delle persone, nell’altruismo, nell’avere fiducia, nel dare senza aspettarsi un ritorno personale, nel mettersi a disposizione degli altri, nei piccoli gesti quotidiani che riescono a far sorridere una persona.

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Il Monastero di Fonte Avellana: luogo di spiritualita'

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 Monastero di Fonte Avellana. Ph: Nicola Pezzotta

Ne stavo parlando proprio in questi giorni con una mia cara amica: “Abbiamo bisogno di andare da qualche parte dove non ci conosce nessuno, lontano, per pensare un po’ a noi stessi e a quello che vogliamo veramente”. Il primo luogo dalle nostre parti che mi viene in mente è sempre il Monastero di Fonte Avellana.

Non è facile parlare del Monastero di Santa Croce di Fonte Avellana senza risultare superficiali e incompleti. Per ciò che riguarda il monachesimo nelle Marche, la sua storia è talmente vasta ed importante che il solo pensiero di inoltrarsi in questo campo mi disorienta. Vi dico la verità, ho avuto molta difficoltà nello scrivere quest’articolo perché le cose da dire potrebbero essere molte e la paura di andare completamente da un’altra parte era grande.

Quindi ho deciso di parlarvi del Monastero "per pensieri". Cose che ho letto e che ho provato, gettate lì alla rinfusa, cercando di incuriosirvi e rimandandovi ad approfondire l’argomento e, quindi, inevitabilmente a visitarla.

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Tra verità e leggende: le Grotte Romane del Monte Conero ad Ancona

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Fig. 1 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

“Un cacciatore seguendo le tracce di una volpe in fuga, se la vide sparire avanti agli occhi per un piccolo buco da tana. Curiosità spinse il cacciatore ad allargare quel buco e rimase estatico avanti alla scoperta di una galleria quadrangolare che penetrava rampante nelle viscere del monte”.

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Fig. 2 Grotte Romane, Monte Conero, Ancona (AN)

Il racconto del nostro cronista continua, ché spinto dalla medesima curiosità voleva andar sin in fondo: “fu deciso un sopralluogo e fummo in una giornata di sole invernale, trainati velocemente da un’auto sul luogo, per constatare, esaminare e ammirare la galleria, difficilmente accessibile nei suoi 150 metri di lunghezza”.

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Monteluco di Spoleto: il bosco sacro e l’Eremo di San Francesco

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Eremo di Monteluco, cella francescana, Spoleto (PG), Umbria| Ph: Fabiola Cogliandro 

Sin da quando ero bambina, nelle belle e calde giornate d’estate, mia nonna mi portava su un monte, per fare una passeggiata nei boschi, per vedere da lassù tutta Spoleto, per dire una preghiera nel piccolo santuario. Ma non era un monte qualsiasi. Quei lecci secolari che attraversavamo cercando ghiande e piccoli ramoscelli, quei sentieri appena tracciati che percorrevamo per arrivare dalle pendici fino alla cima della montagna, erano stati attraversati nel corso del ‘200 da San Francesco d’Assisi che elesse questo luogo impervio e romito a santuario dove ritirarsi in solitudine in compagnia di un ristretto numero di frati.

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Lo scultore Panati: diamo forma alla sua memoria

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 Monumento a Lauro Rossi in piazza Lauro Rossi a Macerata. Ph: Lucia Paciaroni

Sono passata molte volte per quella piazza, piccolissima, in pieno centro storico. Il noto compositore ed io ci siamo sempre guardati di sfuggita. Lui, immobile, collocato al centro di quella piazzetta nascosta, con il suo busto in bronzo su di un basamento in pietra, ed io tutti i giorni a passargli di fronte con passo veloce.

Non mi ero mai fermata in piazza Lauro Rossi, a Macerata, in quel luogo intitolato al musicista maceratese al quale è dedicato anche il teatro principale della città.

La storia che mi ha portato in quel posto, però, non parte da Lauro Rossi, ma da chi ha realizzato il monumento che lo rappresenta, lo scultore maceratese Carlo Panati.

Lo scorso 28 ottobre, infatti, l’Università degli Studi di Macerata ha organizzato un interessante convegno presso l’antica biblioteca rivolto agli studenti e dedicato proprio alla figura e all’opera di Panati (1850-1935). Sono intervenuti il professore Giuseppe Rivetti, Presidente del Corso di Laurea in Teorie, Culture e Tecniche per il Servizio Sociale, l’archeologa Margherita Corrado e lo scultore Elio Malena.

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