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Puro stile neogotico. Bournemouth e l'arte nell'eta' Vittoriana

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 Bournemouth, Chiesa di San Pietro, esterno. Foto di Fabiola Cogliandro

C’è una chiesa, nel centro di Bournemouth, città a sud dell’Inghilterra nella regione del Dorset, che ci conquista immediatamente per il suo carattere di antica chiesa medioevale e per il verticalismo espresso nella guglia che svetta dalla torre fendendo l’aria con i suoi 61,5 metri di altezza.

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 Bournemouth, Chiesa di San Pietro, interno. Foto di Fabiola Cogliandro

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Le origini di Colfiorito: i Plestini, Plestia e Santa Maria di Pistia

Terra di passaggio e di confine. Culla di civiltà. Luoghi di prosperità, ma anche teatro di cruenti battaglie. Luoghi di morte e di rinascita. Tutto questo sono i “Piani di Colfiorito”.

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Parco Regionale delle Paludi di Colfiorito | Ph: Nicola Pezzotta

Ci troviamo al confine tra le Marche e l’Umbria: una parte è sotto il comune di Serravalle di Chienti (Marche) e l’altra sotto il comune di Foligno (Umbria). Quella che oggi possiamo ammirare è una bellissima serie di altopiani di circa 9.000 ettari complessivi, in parte coltivati, che durante la stagione primaverile si trasforma in una distesa infinita di colori. Non è altro che lo sbocciare dei fiori che tappezzano i campi coltivati e non. Anche per questo motivo è detta la piccola “Castelluccio” (da Castelluccio di Norcia, località molto più nota, situata nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini).

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I campi di concentramento di Servigliano e Monte Urano

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 Ex campo di concentramento di Girola di Fermo, Fermo, Marche. Entrata. Ph: Nicola Pezzotta

“Nella pratica quotidiana dei campi di sterminio trovano la loro realizzazione l’odio e il disprezzo diffusi dalla propaganda nazista. Qui non c’era solo la morte, ma una folla di dettagli maniaci e simbolici, tutti tesi a dimostrare e confermare che gli ebrei, e gli zingari, e gli slavi, sono bestiame, strame, immondezza. Si ricordi il tatuaggio […] che imponeva agli uomini il marchio che si usa per i buoi; il viaggio in carri bestiame, mai aperti, in modo da costringere i deportati a giacere per giorni nelle proprie lordure; il numero di matricola in sostituzione del nome; […] l’empio sfruttamento dei cadaveri, trattati come una qualsiasi anonima materia prima, da cui si ricavavano l’oro dai denti, i capelli come materiale tessile, le ceneri come fertilizzanti agricoli; gli uomini e le donne degradati a cavie, su cui sperimentare medicinali per poi sopprimerli”

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L'Abbazia di S. Emiliano in Congiuntoli: dall'oblio ad una sorprendente rinascita

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 Sant'Emiliano in Congiuntoli | Ph: Nicola Pezzotta

“Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione” dice Friedrich Hegel nel 1833. E qui a Sant’Emiliano in Congiuntoli è accaduto proprio “qualcosa di grande”. La passione di un ragazzo, Alessandro Simonelli, è riuscita a far riaprire un’antica Abbazia da lungo tempo persa nell’oblio. Ogni giorno si fa in quattro per far conoscere il luogo, portare visitatori, raccontarne la sua storia millenaria, organizzare eventi di grande risonanza, che in qualche modo, anche solo per il tempo di un paio d’ore, hanno la capacità di ricreare l’atmosfera degli anni di antico splendore. Il tutto per un’infinita passione; per evitare che un gioiello come questo rimanesse nel dimenticatoio. Devo dire che lo sento molto vicino, perché crede nelle stesse cose a cui io credo. Anch’io come lui ho cominciato e continuo a fare quello che faccio per passione.

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Ieri e Oggi/2: Sant'Elpidio a Mare

Questa pagina sarà dedicata interamente a Sant'Elpidio a Mare e l'aggiornerò di volta in volta, come mi capita sotto mano qualche bella immagine antica della città. Lo stesso farò per l'altro articolo già precedentemente pubblicato: Ieri e Oggi/1: Porto Sant'Elpidio.

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Sant'Elpidio a Mare, Corso Baccio, 1908-2014 [Edizioni I. Bozzoni - Nicola Pezzotta]
L'antico nucleo di Sant'Elpidio a Mare sembra risalire al 1200, quando si attesta anche il periodo di maggiore prosperità della città. Città che, l'8 settembre 1377 andò quasi completamente distrutta dalle truppe mercenarie di Rinaldo da Monteverde, assoldate dalla vicina e potente Fermo. L'attuale impianto del Centro Storico è stato edificato in epoche successive a questa data dai superstiti dell'eccidio e soprattutto grazie agli aiuti economici elargiti dallo Stato della Chiesa (di cui Sant'Elpidio fece parte fino all'Unità d'Italia).

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Servigliano: storia di due pontificati

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 Porta Clementina o Porta Marina, la porta nord di Servigliano. || Foto di Simona Pezzotta

Spesso capita che, per distrazione o pigrizia, si diano per scontati luoghi che tanto scontati non sono. L’abitudine di incontrarli nel quotidiano, la vicinanza alla propria dimora, ci porta a sottostimarli, a considerarli erroneamente privi di un qualche interesse, ci porta a trascurarli; fino a quando un giorno non ci accorgiamo di loro ed è come vederli per la prima volta…

Lungo la strada che, attraversando la vallata del fiume Tenna, unisce la costa adriatica ai Monti Sibillini e conduce ad Amandola, la porte est del parco, quasi a metà del percorso, si incontra una graziosa cittadina dalle insolite fattezze: Servigliano.

Se percorrendo quella strada non vi siete ancora mai fermati, allora sarà il caso di farlo!

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L’ arte antica in una visione moderna a Palazzo Buonaccorsi a Macerata

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Palazzo Buonaccorsi, Macerata. Ph: Lucia Paciaroni.

Non capita spesso di fare i turisti a casa propria, o almeno, a me è capitato tardi, ma non troppo per non recuperare. E così ho iniziato a stare con il naso all’insù, a sbirciare tra i vicoli, a fermarmi davanti ad un palazzo. Ho iniziato a visitare la mia città.

La mia Macerata è timida, la sua bellezza si scopre lentamente, e diventa dirompente subito dopo un viale o oltrepassando un arco. Oppure decidendo di entrare in un palazzo, anch’esso pronto a svelarti sfacciatamente la sua bellezza una volta superato l’ingresso.

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 Sala dell'Eneide, Palazzo Buonaccorsi, Macerata. Ph: Lucia Paciaroni.

Un palazzo come il settecentesco Buonaccorsi, alle porte del centro storico, proprietà del Comune dal 1967 e sede dell’Accademia di Belle Arti fino al 1997. Oggi ospita il Museo della Carrozza (aperto a dicembre 2009) e la raccolta d’arte antica e moderna.

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Ieri e Oggi/1: Porto Sant'Elpidio

Con questa rubrica vorrei farvi vedere come sono cambiate le nostre città. Spero vi piaccia!

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 Ieri e Oggi: Porto Sant'Elpidio. Corso Umberto I. 2013-1945. Ph: Nicola Pezzotta

Porto Sant'Elpidio, Corso Umberto I. 2013-1945.
Nella foto: Oggi l'edificio che vedete in muratura sulla destra è stato sostituito dal nuovo palazzo del Comune. Che bello pensare di andare liberamente in bici sulla Strada Statale senza preoccuparsi del traffico!

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Il Quattrocento nelle Marche: Carlo Crivelli

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Cristo morto sorretto da due angeli. Londra, National Gallery (Polittico di Montefiore dell'Aso smembrato). | fonte: internet

Carlo, fratello maggiore di Vittore Crivelli, nasce a Venezia intorno al 1430/35; la sua vita è stata avvolta nel mistero e dalle notizie raccolte, sembra sia stata anche molto movimentata e non riuscì mai a raggiungere la notorietà sperata. Si formò a Padova nella prestigiosa scuola dei Vivarini e lavorò per alcuni anni a Venezia dove però trovò solo guai, infatti a causa di una relazione clandestina con una donna sposata, nel 1457 fu condannato a 6 mesi di carcere. Dopodiché si rifugiò in Dalmazia dove purtroppo trovò poco lavoro e molti guai; del periodo zaratino infatti non si conoscono opere degne di nota. Sconosciuti sono anche i motivi che lo spinsero dall’altra parte dell’adriatico, approdando in Ancona e di seguito vicino Ascoli Piceno, tantoché le prime opere dell’artista nelle Marche sono il frutto di committenze religiose provenienti appunto dalla città Fermo, come il “Polittico di Massa Fermana” (1468) ed il “Polittico di San Giorgio” (1470) eseguito per la Chiesa di San Giorgio. Testimone del suo soggiorno in Ascoli è il “Polittico di Sant’Emidio” realizzato per il Duomo (1473), un’opera di fondamentale importanza nel percorso artistico del Crivelli per la raffinata finitura pittorica e la elegante decorazione lignea. E’ del 1488 il “Polittico del Duomo di Camerino” poi con l’avvicinarsi della vecchiaia l’artista si sposta in continuazione fra Camerino, Matelica, Fabriano e Pergola; la morte del pittore è invece ascrivibile al 1495 al completamento della “Pala di San Francesco di Fabriano”.

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