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Avventura speleologica alle Grotte di Frasassi: il percorso azzurro

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Grotte di Frasassi: "sala delle candeline" | Ph: Nicola Pezzotta

Dovrebbe essere la quinta o sesta volta che entro qui. Ho quasi perso il conto, devo dire. Ma ogni volta è diversa dalle altre. Solo la meraviglia rimane la stessa.

L’ultima volta che mi infilai nelle profondità della montagna mi ripromisi che ci sarei tornato solo se avrei fatto la visita speleologica. Infatti da un po’ di anni il Consorzio Frasassi che gestisce la visita alle Grotte omonime permette di visitare le cavità nella maniera più naturale, come se fossimo dei veri e propri speleologi.

Ci sono due percorsi da scegliere, per due differenti gradi di difficoltà: l’azzurro e il rosso. Il primo più facile e accessibile a tutti. Basta, infatti, avere 12 anni di età e una buona predisposizione psico-fisica per partecipare. Il secondo, invece, è un po’ più impegnativo ed è consigliabile farlo solo dopo essersi cimentati con il primo percorso.

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Le case sotto la cascata: la Grotta del Petrienno

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 "Le case sotto la cascata". Grotta del Petrienno, Poggio Rocchetta, Acquasanta Terme (AP), Marche | Ph: Nicola Pezzotta

Anche quest’anno siamo agli inizi della stagione fredda e io, come ogni anno, vado quasi in letargo. E’ più forte di me.. sono da “climi caldi”. Qualche uscita invernale la faccio pure, ma non ai livelli e al ritmo delle altre tre stagioni. Vi propongo comunque una bella escursione che, a mio avviso, la si può fare anche in inverno, con un bel manto nevoso sotto i piedi e quel silenzio che ovatta ogni singolo rumore che solo la neve sa produrre. Io la feci poco dopo lo scioglimento dell’ultima neve per godere a pieno delle cascate naturali che si incontrano lungo il percorso.

Quando preparai questo giro ero in spasmodica attesa di una giornata decente, meteorologicamente parlando. Alla fine l’occasione arrivò e niente riuscì a fermarmi: ne la mancanza di accompagnatori, ne il cellulare dimenticato a casa. Ok, lo so, non si va da soli in montagna, in luoghi che non si conoscono e tantomeno senza cellulare. Posso dirvi di non seguite assolutamente il mio esempio. Non andate mai da soli in montagna e dite sempre a qualcuno dove vi recate: dovrebbe essere una regola aurea e potrebbe salvarvi la vita.

Ma torniamo a noi. La vostra meta sarà la Grotta del Petrienno, passando per Poggio Rocchetta, Agore e Rocchetta tutte frazioni per lo più disabitate dell’Acquasantano. Non potete perdervi questa fantastica attrazione! Un’immensa grotta al cui interno risiedono delle casupole in pietra grezza, a cui è possibile accedere passando sotto una bella cascata. No, non è un film, è proprio così! E’ fuori dai classici giri che si fanno sulle nostre montagne e situata in una zona non così frequentata come il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

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Santa Casa di Loreto: il mistero svelato

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La Piazza della Madonna di Loreto | Ph: Pasqualino Ercolani

Il luogo più visitato delle Marche, che è anche uno dei luoghi di culto più visitati d’Italia, si trova a Loreto: un bell’abitato in cima ad una collina a due passi dal mare, ai confini della provincia di Ancona.

Da qui l’occhio spazia dal Monte Conero a Civitanova Marche, e nelle giornate più terse sono visibili anche le montagne. Però quello che più attira le migliaia di fedeli che ogni anno la visitano non è la sua posizione strategica e invitante, ma quello che il suo centro storico racchiude: il Santuario di Loreto.

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"Un paese ci vuole". Tra le vie di Montefortino

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 Vicolo di Montefortino. Sullo sfondo il Monte Priora. | Ph: Nicola Pezzotta

Il più delle volte percorrendo le vie di Montefortino, un piccolo paese ai confini dei Monti Sibillini, si ha la percezione che ci sia ancora molto da scoprire, che quell’insieme di case, palazzi signorili e antiche chiese, costruite attorno alla primitiva fortezza poi distrutta nel 1444, abbiano ancora qualcosa da dire. Pur nella desolazione che purtroppo oggi accomuna la maggior parte dei borghi storici, e ciò vale anche per il nostro, quegli edifici sono la testimonianza dei secoli certamente più vitali di Montefortino, quando il paese, dal XVI alla prima metà del XX secolo, era un brulicare di attività e di mestieri di cui si è persa in gran parte la memoria.

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Le Sibille, Maria e Ponzio Pilato in un racconto di Joyce Lussu. La Madonna del telaio

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 Monti Sibillini. || Foto di Simona Pezzotta

Ci sono luoghi che più di altri sembrano vocati al mistero, alla suggestione; luoghi dal fascino intenso, magici, capaci di catturarti nell’intimo.
E’ questo il caso dei Monti Sibillini, da sempre meta e crocevia di viaggiatori, avventurieri, uomini di cultura, negromanti. Qui, in queste terre, abita la Regina Sibilla, qui è posto il lago maledetto in cui trovò la morte Pilato.
In queste terre di leggenda, la fantasia popolare sembra essersi sfogata, quasi divertita nel raccontare e tramandare storie e narrazioni favolose dall’indefinito numero; racconti che nel tempo si sono affiancati alle più note leggende del Lago di Pilato e della Sibilla.

Proprio una di queste storie vorrei raccontarvi, una storia inusuale dai tratti divertenti, una leggenda popolare, una “leggenda dei pastori dei Sibillini sulla Madonna”, come spiega Joyce Lussu dalla cui voce questa narrazione è stata raccolta nel libro “La cucina Picena” di Beatrice Muzi ed Allan Evans.

Si tratta di un racconto dall’insolita freschezza che vede, quali personaggi principali, le Sibille in qualità di fate buone e generose che aiutano le donne nei lavori quotidiani insegnando l’arte della tessitura, del cucito, del ricamo; Ponzio Pilato il cui destino si compie seguendo percorsi differenti da quelli tradizionalmente narrati ed infine Maria, la madre di Cristo, in una veste nuova, davvero inaspettata.

Il titolo del racconto? La Madonna del telaio.

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San Lorenzo Vallegrascia: il tesoro dimenticato, oggi ritrovato

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Particolare della cripta di San Lorenzo Vallegrascia. Ph: Nicola Pezzotta

In una bella valletta ai piedi dei Monti Sibillini, nei pressi di Montemonaco, proprio vicino a dove il fosso della Rota si innesta al fiume Aso, si erge una chiesa che costudisce una delle “opere più significative dell’XI secolo”: San Lorenzo in Vallegrascia.

Vagando lungo queste valli, ci si aspetta, magari, una piccola chiesuola di campagna; invece, considerando il contesto in cui ci troviamo, una zona pedemontana oggi quasi disabitata, siamo di fronte ad un edificio imponente. Costruito in mattoni squadrati di arenaria, quello che colpisce è la sua semplicità e linearità. Anche in questo caso, come avviene spesso, la chiesa che oggi ammiriamo è il risultato di diversi rimaneggiamenti avvenuti nei secoli. Originariamente era molto più piccola e intimistica: più corta e ad una sola navata, culminava con l’abside centrale; al di sotto dell’abside una cripta davvero unica, con capitelli di pregevole fattura.

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Tra Santi e Incanti: San Severino Marche, Camerino e Serrapetrona in bici

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Grotta di fronte all'Eremo delle Grotte di Sant'Eustachio in Domora | Ph: Nicola Pezzotta

La prima cosa che mi sono detto appena tornato alla macchina è stata: “Ok, stavolta ho esagerato!”. Dire che ero stanco è riduttivo. Ma tra tutte le fatiche posso affermare di essermi davvero divertito, e poi ho visitato luoghi incantevoli, luoghi che dovete assolutamente conoscere.

Il punto di partenza potete sceglierlo voi visto che è un bell’anello tra San Severino Marche, Camerino e Serrapetrona. Io ho preferito San Severino Marche, perché prediligo fare la discesa alla fine del giro, piuttosto che all’inizio.

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Sulle tracce della Sibilla Appenninica

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 Disegno di Antoine de La Sale. || Immagine tratta da internet

Il cielo è compatto, minaccioso, denso di nubi nere; la visione si fa quasi notturna. D’improvviso un lampo squarcia l’oscurità ed illumina a giorno, ricordandoci che è mattina, tarda mattina. 

Il Monte Sibilla è là che ci attende, con la sua misteriosa abitatrice chiusa nella profondità della sua grotta. Una profetessa dotata di poteri divinatori, la maga che conosce il futuro e preannuncia l’arrivo di Cristo, la regina di un regno di lussuria e di peccato circondata da attraenti ancelle che si tramutano in bisce e serpenti, per rigenerarsi ancora più belle.

Le prime gocce di pioggia cadono pesanti sull’erba. Seguono altre, ancora più spesse. Tutto si moltiplica in brevissimo tempo, tutto si intensifica, ed il fragore dell’acqua soffoca ogni altro rumore. E’ il primo temporale della giornata.

Che sia tutto uno stratagemma, un nuovo e “moderno” ostacolo ideato dalla regina Sibilla per mettere alla prova dei viandanti del terzo millennio alla ricerca della verità, della rivelazione del mistero? Del resto questo è il suo regno e noi siamo alla sua mercé, incantati dalla sua misteriosa venuta, affascinati dalle leggende e racconti popolari che la vedono protagonista. Vastissima infatti la letteratura che la rappresenta, sia quella dotta che quella popolare, opere dalla cui lettura o dal cui ascolto non è possibile sottrarsi. Ma attenzione, se poi assaporerete un desiderio crescente di conoscenza, se sentirete una strana inquietudine crescervi dentro, allora sarete caduti vittima del suo incanto!

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