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Alta Via delle Marche: diario di viaggio. Seconda settimana

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Arrivano i rinforzi per la seconda settimana dell'Alta Via delle Marche: Elisa, Fabiola e Lucia

All'inizio della seconda settimana dell'Alta Via delle Marche, sabato 13 giugno, siamo ancora nella provincia di Pesaro Urbino. Questa sarà una settimana di nuovi arrivi e di nuove amicizie. Questa sarà una settimana per lo più al femminile perché leggerete dell'arrivo di Lucia, giornalista del blog Con in faccia un po' di sole, e di Elisa, dell'associazione Radici senza terra e del ritorno di Fabiola, altro membro del blog.

Preparatevi a leggere del “sentiero che non c'è”, di panorami mozzafiato, di notti stellate, di borghi, colline e montagne che hanno lasciato il segno dentro di noi (e speriamo lo lasceranno anche dentro di voi). Questa settimana prende il via da un luogo molto suggestivo, il Monastero di Fonte Avellana, per terminare in un altro posto altrettanto suggestivo, l'Abbazia di Valdicastro, in provincia di Ancona.

LEGGI ANCHE -> Progetto "Alta Via delle Marche - Racconti dall'Appennino"

LEGGI ANCHE LA PUNTATA PRECEDENTE -> "Alta Via delle Marche: diario di viaggio. Prima settimana"

Giorno 8 | Monastero di Fonte Avellana (13 giugno 2015) – racconta Lucia

“Avrò preso tutto?”. Questa domanda tormenta i miei pensieri per l'intera notte. Sto per raggiungere gli altri ed unirmi al progetto dell'Alta Via delle Marche. Preferisco girarmi e rigirarmi nel letto tormentandomi con questo quesito, piuttosto che alzarmi ed andare a controllare. E così il mattino arriva presto e, presto, mi accorgo della mia faccia acciaccata e assonnata, saluto i quattrozampe Lilli, Ulisse e Penelope (e si, anche la mia famiglia "a due zampe”) e raggiungo, a San Severino Marche, questa ragazza che ancora non conosco bene, Elisa, dell'associazione Radici senza Terra.

Elisa mi accompagna al Monastero di Fonte Avellana, in provincia di Pesaro Urbino, luogo di cui ho tanto sentito parlare da Nicola, ma che non ho mai visitato. Elisa ed io ci siamo viste una sola volta mesi fa, ma bastano i chilometri in macchina per creare un legame che il cammino dei prossimi giorni rafforzerà.

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Il Monastero di Fonte Avellana (PU) 

Al Monastero di Fonte Avellana ci aspettano Nicola, Fabiola e Ruben. Come primo giorno di Alta Via ho scelto il giorno di sosta e riposo. Devo (giustamente) riposarmi anche io che ancora non ho fatto mezzo chilometro a piedi!

Il Monastero, dedicato alla Santa Croce, si trova nel comune di Serra Sant'Abbondio, alle pendici boscose del Monte Catria e risale alla fine del X secolo, intorno al 980, quando alcuni eremiti decisero di costruire le prime celle di un eremo che poi diventerà quello che vediamo oggi. La sua storia è molto vasta e importante, per saperne di più potete leggere un interessante articolo scritto da Nicola.

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Abbazia di Santa Maria di Sitria (PG)

Trascorriamo la giornata al Monastero godendo del silenzio e dell'armonia che solo luoghi come questo riescono ad infondere. Le ore passano tra una partita a carte e una visita all'interno della struttura e quella all'Abbazia di Santa Maria di Sitria, fondata da San Romualdo tra il 1018 e il 1021, nella frazione di Isola Fossara. Durante il pomeriggio noi ragazze affrontiamo anche un simpatico confronto con Nicola, inflessibile nel dire che il giorno dopo non avrei camminato perché sarei rimasta da sola. Infatti Elisa riparte questa sera con Ruben e Fabiola, mentre Nicola, come già sapete, ha avuto un brutto incidente e non solo non può camminare domani, ma rientra un giorno a casa per un lutto in famiglia.

Noi ragazze ovviamente non condividiamo l'idea di Nicola e mettiamo in atto un piano di solidarietà femminile, insomma... tentiamo di convincerlo per sfinimento. Io aspetto da tanto questo giorno: la mia prima tappa dell'Alta Via delle Marche, il mio rimettermi finalmente in cammino, l'essere circondata da posti nuovi tutti da scoprire. (Su come sia andato a finire questo confronto lo saprete nella mia pagina del diario di viaggio di domani…).

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Monastero di Fonte Avellana (PU)

La sera, l'atmosfera del Monastero, è decisamente affascinante. A cena Nicola ed io abbiamo occasione di conversare con gli altri ospiti, infatti i pasti sono serviti nel refettorio e si condivide la stessa tavola. Un bellissimo modo di iniziare questa avventura, già sento dentro di me tutto il bello che questa esperienza mi darà: momenti per stare con me stessa, sicuramente, ma anche lo spirito della condivisione e dello stare insieme, valori che la nostra quotidianità, spesso, scalfisce. Prima di andare a dormire facciamo una passeggiata immersi nei colori che anticipano il tramonto e nel giallo delle ginestre, sempre accompagnati da quel silenzio che tanto mi affascina.

Giorno 9 | Dal Monastero di Fonte avellana a Pascelupo (14 giugno 2015) – racconta Lucia

Oggi è il mio primo giorno di cammino. L'ho aspettato trepidante, impaziente e curiosa. I motivi che mi portano qui sono diversi, i motivi che mi hanno spinta a trasformare la mia partecipazione, che avrebbe dovuto essere, inizialmente, solo di due – tre giorni, in nove (che poi diventeranno tredici), sono molteplici. Ci sono quelli legati all'interesse nei confronti di questo progetto, che ho seguito da vicino mentre Nicola, con l'aiuto di Ruben e Luca, lo creava, lo plasmava, lo costruiva. La passione e la dedizione che Nicola dedicava alla progettazione dell'Alta via delle Marche, il modo con il quale si prendeva cura di questa iniziativa e la premura con la quale gestiva ogni aspetto mi hanno travolta e trascinata in questa avventura, anche nelle vesti di membro del blog.

E ancora, potrei raccontarvi della mia di passione verso la montagna, inculcata sin da piccola da un papà e da un nonno che mi hanno fatto conoscere sentieri e cime e che è rimasta sempre dentro di me. Quindi, potevo mancare a tutto questo? E poi… il camminare, la natura, la montagna, le gambe che fanno male, il respiro che si fa sempre più corto, il cielo sopra di te… sapete, non c'è terapia migliore di tutto ciò quando hai tanti di quei pensieri incastrati e aggrovigliati dentro te stesso.

Ma ora usciamo dal sentiero che si snoda dentro di me e mettiamoci su quello che percorro con le mie gambe.

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Eremo di San Girolamo (PG)

Nicola ed io iniziamo la giornata di oggi prendendo parte alle lodi mattutine nel monastero di Fonte Avellana, con tanto di bandiera sotto la mia felpa perché di disavventure ce ne sono state già troppe e magari abbiamo bisogno di un aiutino “esterno” per proseguire con maggior serenità. Subito dopo ci mettiamo non in cammino, ma in macchina, per raggiungere l'imbocco del sentiero che mi avrebbe portato all'Eremo di San Girolamo, in realtà non previsto nella tappa di oggi.

Infatti siamo costretti a cambiare itinerario: Nicola si deve assentare per un lutto in famiglia, Luca è a letto con la febbre e Ruben è tornato a casa per riprendere il lavoro. Quindi ci sono solo io con in programma la tappa Monastero di Fonte Avellana – Pascelupo (oggi si arriva in Umbria, in provincia di Perugia!), zona assolutamente a me sconosciuta. Ma la voglia di iniziare il cammino è tanta, quindi, dopo una trattativa con un Nicola visibilmente preoccupato nel mandarmi a camminare da sola, troviamo un compromesso: raggiungerò l'Eremo di San Girolamo partendo dal sentiero che si trova a pochi chilometri dal paese di Pascelupo per poi prenderne un altro, che incontrerò sulla strada del ritorno, per arrivare al paese meta della tappa odierna.

E così, dopo aver salutato e rassicurato Nicola, mi metto in cammino da sola, sotto il sole che si fa sentire sempre di più. Durante il cammino non incontro nessuno, ascolto le diverse melodie provenienti dal bosco, il rumore dei miei passi e il mio respiro affannato. E penso che, in fondo, camminare da sola è piacevole e medito sul fatto che lo rifarò ancora, una volta terminata questa avventura. Dopo aver percorso diversi tornanti di breccia, eccolo lì: un edificio che si erge su di uno sperone sovrastante la valle del Rio Freddo, l'Eremo di San Girolamo.

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Eremo di San Girolamo (PG)

Arrivata all'Eremo, fondato dal B. Paolo Giustiniani nel 1521, sono pervasa da una pace che pochi luoghi hanno saputo infondermi. E' come se si stesse spegnendo tutto il caos dei miei pensieri e finalmente ricomincio a respirare, non solo dopo l'affanno dovuto alla salita, che sta svanendo, ma respiro dentro me stessa.

Questo Eremo ha una storia molto suggestiva ed interessante, di miracoli, di abbandoni e ritorni. Nel 1981 i 31 proprietari dell'Eremo ne hanno fatto dono alla Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. La vita degli eremiti è dedicata al silenzio e alla solitudine, nella carità e in continua preghiera e penitenza. Sono monaci che “devono sempre evitare di favorire in qualsiasi modo la frequenza di persone nell'eremo”, infatti all'ingresso un cartello avvisa che “non sono consentite visite turistiche, né devozionali. Per altri motivi, suonare in portineria”.

Gli Eremiti Camaldolesi a volte permettono a qualcuno di entrare, come è successo a Ruben tempo fa, ma sembra essere un evento assai raro. Per le donne è ancora più difficile poter entrare in questo luogo, io provo a suonare la campana, ma nessuno risponde.

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Forra di Rio Freddo

Rimango un po' di tempo lì davanti, lasciando che l'energia di quel luogo si addentri dentro me e poi torno indietro e faccio una deviazione alla Forra di Rio Freddo, dove mangio in compagnia del rumore dell'acqua, elemento per il quale ho un forte debole e il suo suono è capace di farmi perdere la concezione del tempo e dello spazio.

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Il panorama dalla mia finestra a Pascelupo

Dopo circa un'ora riparto per cercare il sentiero che mi avrebbe portata a Pascelupo dove la sera incontrerò Nicola e troverò un'accoglienza strepitosa al b&b La piazzetta di Pascelupo, con le dolci e disponibili titolari Mimma e Rosy che hanno dato vita ad una struttura accogliente, familiare, calda, con vista proprio sull'Eremo di San Girolamo, su quella struttura arroccata che mi ha donato quella pace che ora cercherò sempre di ricordare, quando il mondo quaggiù cercherà di mandarla via.

Giorno 10 | Da Pascelupo al Monte Cucco (15 giugno 2015) – racconta Lucia

Oggi la nostra tappa prevede la partenza dal paese di Pascelupo per raggiungere il Monte Cucco, montagna dell'Umbria che segna il confine con le Marche e si trova all'interno dell'omonimo Parco naturale regionale. Nicola, non potendo camminare, ed io, che non conosco la zona (oggi sovrastata da nebbia e da nuvole che minacciano pioggia), siamo costretti a metterci in macchina e raggiungere su quattro ruote le pendici del monte.

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Passiamo prima a Pian delle Macinare, dove Nicola affronta tra vento e freddo un'intervista per Radio Fermo Uno che ci raggiunge telefonicamente per conoscere il nostro progetto, e arriviamo poi sotto al Cucco, famoso per le escursioni nelle grotte e per essere uno dei siti di volo più conosciuti in Europa. All'interno del parco infatti si svolgono, per esempio, attività di deltaplano e parapendio e raduni di alianti.

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La scultura di Giulia

Notiamo una scultura raffigurante una donna che dà l'impressione di essere in movimento, spinta dal vento, sembra quasi volare. Grazie ad un nostro lettore, scopriremo poi che la scultura è dell'artista Eros Mariani e raffigura la sua amica Giulia, una donna di Ozzano, istruttrice di deltaplano, morta in un incidente stradale nel 2004.

Nicola ed io ci spostiamo nel pomeriggio verso l'albergo Monte Cucco di Tobia, immerso in un bosco di faggi della Val Di Ranco, e un faggio secolare si trova proprio all'interno del ristorante della struttura. Questa sera arrivano i rinforzi: ci raggiunge di nuovo Elisa e con lei, domani, riprenderò finalmente il cammino.

Giorno 11 | Dal Monte Cucco a Sassoferrato (16 giugno 2015) – racconta Lucia

Cartina, gps attaccato allo zaino e indicazioni di Nicola. Elisa ed io questa mattina siamo pronte per la nostra prima tappa insieme, quella che dall'albergo Monte Cucco di Tobia ci porterà a Sassoferrato (AN).

Davanti a noi ci sono 17 chilometri da percorrere, ma, a fine giornata, Nicola (maledetto gps!) scoprirà che ne abbiamo fatto qualcuno in più… .

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Sorridenti e tranquille, iniziamo la nostra tappa arrivando presto in cima alla salita e imbocchiamo quello che crediamo sia il sentiero per il paese di Rucce. Percorrendo un tratto ripido, con vista su un bel dirupo, ci chiediamo subito: “Ma come mai Nicola ha previsto un pezzo così?”. Dopo qualche metro i dubbi iniziano a farsi sempre più insistenti nelle nostre menti, qualcosa non porta, la direzione dove stiamo andando non ci convince, è come se stessimo facendo un giro ad anello e da quella parte sembra esserci il nostro punto di partenza. Abbiamo chiaramente sbagliato sentiero.

Per fortuna non è troppo tardi per tornare indietro e ritrovare la giusta via. Arriviamo a Rucce. A questo punto non c'è nessuna indicazione per la nostra meta e noi ed il gps dobbiamo ancora prendere confidenza. Avanti e indietro, destra e sinistra, di nuovo avanti e indietro. Dopo tanta indecisione, eccola là, la nostra salvezza: un abitante di Rucce! E' lui ad indicarci la strada per Sassoferrato e così riprendiamo, di nuovo, la giusta via.

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Durante il cammino Elisa ed io scopriamo di essere attirate entrambe da ogni tipo di sentiero, spazio, passaggio, accesso, anche il più piccolo, che incontriamo e che ci può allontanare da quella giusta via, ci guardiamo esclamando “Ma sarà lì?!”, scopriamo che, per noi, perdersi non è una sconfitta, ma solo un modo per ritrovare la nostra strada con ironia e grinta e che siamo affascinate dal “sentiero che non c'è”, quel non-sentiero che ti costringe a tornare indietro. Come quando, dopo aver attraversato prati pieni di ginestre, circondati da montagne su cui sovrasta un cielo azzurrissimo, ci ritroviamo al paese di Pantana e sorge spontanea una considerazione: “Ma questo paesino non è segnato nel tracciato di Nicola...”.

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E anche questa volta sono gli abitanti del posto a darci le indicazioni per Sassoferrato. Ben presto raggiungiamo l'odiato asfalto, che con le scarpe da trekking e il caldo è una vera tortura. Nel nostro cammino “stradale” incontriamo Nicola, molto contento di vederci ancora tutte intere. Da lì a poco il gps avrebbe fatto la spia e indicato tutti i nostri passi in più: dieci chilometri. E così la tappa da 17, è diventata da 27.

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Siamo arrivate a Sassoferrato, manca solo la salita per raggiungere il centro storico e il nostro b&b “Il vicolo di Santa Chiara”. Ed è questa l'unica salita che riesce a farmi perdere completamente il fiato! Mi riprendo subito quando vedo il posto dove dormiamo questa notte: uno splendido palazzo del 1300, a due passi dal Monastero di Santa Chiara.

Giorno 12 | Da Sassoferrato a Castelletta di Fabriano (17 giugno 2015) – racconta Lucia

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Sassoferrato

Un nuovo giorno, un nuovo cammino. Fuori si intravedono i colori del maltempo: oggi sarà l'unico giorno bagnato dell'Alta Via delle Marche.

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Anche oggi a percorrere la strada siamo Elisa ed io. Nicola ci aspetta a Castelletta di Fabriano (AN), dove ritroveremo anche Fabiola. Per buona parte del percorso siamo costrette a camminare sull'asfalto, per un bel tratto anche lungo una strada molto trafficata. Malediciamo quell'asfalto. E poi c'è la pioggia, che va e viene. E' un continuo togliersi l'impermeabile e rimetterselo.

La pioggia si fa sempre più insistente e, a pochi chilometri dalle Grotte di Frasassi, consapevoli che non troveremo niente di meglio, ci ripariamo sotto la pensilina della fermata dell'autobus per pranzare.

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Elisa e Lucia all'ingresso delle Grotte di Frasassi

Il nostro cammino riprende sotto la pioggia e l'impermeabile. Sempre sulla strada, augurandoci di doverla presto abbandonare. Ci mancano i sentieri. All'altezza dell'ingresso alle Grotte di Frasassi intravediamo da sotto i cappucci una figura familiare che ci sta fotografando: è Nicola! Anche oggi ci accoglie con l'aria contenta di incontrarci tutte intere!

Elisa ed io proseguiamo il cammino e ci diamo appuntamento a Genga con Nicola. Ci fermiamo per una sosta e Nicola approfitta per indicarci il sentiero per Castelletta. Vediamo una cava, una bella salita e tanta nebbia. Ma la difficoltà non è solo quello che ci si presenta davanti, riprendendo la tappa, infatti, ci rendiamo conto che il ponte che dobbiamo attraversare è crollato, quindi, coraggio, si ritorna sull'asfalto. Superiamo una cava e raggiungiamo quella dismessa, da cui parte il nostro sentiero. Ma dov'è? Qui Elisa ed io perlustriamo ogni angolo in cerca di un segno che lo indichi. Tra lo sconforto e le risate, Elisa dalla cartina è sicura che il sentiero sia proprio là, in quel punto dove sembra esserci tutto tranne che un sentiero. Elisa ha ragione, lì c'è la strada che dobbiamo percorrere per arrivare in cima, nell'ultimo paesino che incontreremo prima di Castelletta. Il sentiero è completamente nascosto, come il segnale che lo indica (ci spiegheranno poi che c'è qualcuno che lo nasconde di proposito).

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Alla ricerca del sentiero alla cava dismessa

Superiamo anche questa salita e ci avviamo verso l'ultimo tratto del nostro cammino, immerse nel bosco. Piano piano ci lasciamo alle spalle gli alberi e il sentiero e intravediamo un cartello “Castelletta di Fabriano”. Siamo arrivate… camminiamo con passo deciso e sorridenti ed ecco Nicola e Fabiola che ci vengono incontro. Nei loro occhi e nelle loro parole si percepisce tutto l'entusiasmo per la bellezza del paese e del b&b dove stiamo per dormire, “La casina del vicolo di sotto”, dove ci ha raggiunti a cena anche Ruben per gustare una bella carbonara (tanto domani si riposa!). La stanchezza si fa sentire, ma usciamo per andare al bar del Pino, dove ci aspettano i ragazzi di Castelletta, curiosi di conoscere il nostro progetto. Questa sera assistiamo a più di uno spettacolo, non solo quello degli abitanti del paese, che ci accolgono con entusiasmo, ma anche allo spettacolo di quel cielo stellato che ci fa sospirare.

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Elisa e Lucia all'arrivo a Castelletta di Fabriano

Giorno 13 | Castelletta di Fabriano (18 giugno 2015) – racconta Fabiola

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Avrei dovuto raggiungere Lucia ed Elisa a circa metà del percorso della tappa di ieri, incrociandole alla stazione di Genga per poi proseguire insieme fino a Castelletta di Fabriano. Ma come spesso accade i programmi saltano e un ritardo del treno non mi ha permesso di raggiungerle in tempo. Attendo pertanto il loro arrivo con Nicola in questo piccolo paese, a me ancora sconosciuto, dove trascorreremo la nostra giornata di sosta.

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A Castelletta di Fabriano

Al mattino, lasciando il bellissimo B&B la Casina del vicolo di sotto, trasferiamo i nostri zaini nella Casa del Parco del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi, dove passeremo la notte. Vorrei rivolgere un ringraziamento particolare a Giovanni Angradi, per l’ospitalità e la costante attenzione riservataci, per averci sfamato a pranzo e a cena, per averci raccontato le sue esperienze di vita, la sua passione per la fotografia, il suo grande impegno nella gestione della Casa del Parco con le sue attività e i progetti futuri.

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Lucia, Nicola ed Elisa con Giovanni Angradi davanti alla Casa del Parco

La mattinata scorre veloce e ci trova impegnati in una serie di interviste per il Social Media Team. Ruth e Giorgia ci hanno infatti raggiunto per raccogliere le nostre testimonianze su questa avventura, per avere chiarimenti sul progetto e le sue finalità, materiale raccolto in questo bel video girato proprio a Castelletta.

Dopo pranzo non ci resta che fare un giro tra le vie del paese nelle cui abitazioni normalmente vivono poco più di venti persone, ma che si anima nel periodo estivo trasformandosi in un vivace centro turistico. Percorriamo le stradine, passiamo davanti a una costruzione del 1200, moltissime sono le case che conservano la struttura in muratura originaria e sono ancora visibili le strutture fortificate e difensive come la Torre di avvistamento a pianta circolare. Castelletta di Fabriano conserva davvero ancora intatto tutto il fascino di un antico borgo medievale e finiamo per sentirlo un po’ nostro, questo piccolo paese. D’altronde la tappa fissa, sin dalla sera precedente, è oramai il Bar del Pino! L’unico bar che funge anche da ‘bottega-ho-tutto-quello-che-ti-serve’ e che in qualche modo è diventato per noi il punto di ritrovo: come non passare per prendere un caffè, bere una birra, comprare una bottiglietta d’acqua o anche solo fare due chiacchiere con il gestore e le persone sedute sulle panchine.

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Tra i vicoli di Castelletta

Dopo cena con Giovanni, sotto un bel cielo stellato, facciamo un ultimo giro per Castelletta e pianifichiamo la tappa per domani. Decidiamo di seguire il suo consiglio e prendere il sentiero 110 per arrivare fino a Valdicastro. Con Lucia, Elisa e Luca, che nel frattempo guarito del tutto ci ha raggiunto nel pomeriggio, siamo pronti per ripartire e continuare il nostro viaggio.

Grazie Castelletta!

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Al Bar del Pino

Giorno 14 | Da Castelletta di Fabriano all’Abbazia di Valdicastro (19 giugno 2015) – racconta Fabiola

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Sul sentiero 110 partendo da Castelletta per raggiungere Valdicastro

Riprendiamo i nostri zaini, salutiamo Giovanni e imbocchiamo il sentiero 110 le cui indicazioni partono direttamente da Castelletta. Dalla strada brecciata alla nostra sinistra si apre la bellissima visuale del paese, immerso nel verde e costeggiato dai monti. Il percorso si presenta piuttosto agevole e abbastanza breve, circa 10 km, non dovremmo incontrare nessun tipo di difficoltà, questa volta! Camminiamo tranquilli, parliamo, scherziamo, con Elisa ci imbattiamo in una distesa di fragoline di bosco, buonissime, che raccogliamo e mangiamo una dopo l’altra e nel frattempo ci troviamo a percorrere un tratto un po’ troppo in salita… Saliamo ancora, ma non ci convince. Non dovremmo salire così tanto in questo punto. Le fragoline tentatrici ci hanno completamente distolto dalla nostra direzione e ci troviamo in realtà in quello che è stato quel giorno definito ‘il sentiero che non è’. Fa parte di questa nostra avventura, e lo sanno bene Elisa e Lucia, proseguire per sentieri alternativi o che in realtà quasi non esistono, come in questo caso! Quindi torniamo indietro e cerchiamo la giusta direzione. Da qui in poi ci godiamo la natura, attraversiamo indisturbati una bella e fitta faggeta fino ad incontrare un tratto in salita ripidissimo, la pendenza è davvero notevole e si fa un po’ fatica percorrerlo con il peso dello zaino che spinge invece in direzione opposta.

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Il camminatore a caccia di funghi

Manca poco all’arrivo e non lontano da Poggio San Romualdo incontriamo un simpatico signore con bastone e zainetto in spalle con il quale scambiamo due chiacchere. Ci dice che viene da Jesi e che ha appena percorso quasi 60 km per arrivare sin lì. Forse ha un po’ esagerato, ma sicuramente il fisico asciutto e le gambette scattanti fanno di lui un gran camminatore e ci stupisce ancor di più quando svela la sua età: 80 anni compiuti da poco! Lo incontriamo nuovamente al nostro arrivo a Poggio San Romualdo, dove facciamo una sosta per il pranzo prima di dirigerci verso Valdicastro.

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Eremo dell'Acquarella 

Ci consiglia di andare a vedere l’Eremo dell’Acquarella, in località Cerreto d’Esi nei pressi di Albacina, dove, a suo dire, dalla fonte dedicata alla Vergine sgorga acqua frizzante. Leggende a parte, ci incamminiamo sotto la pioggia verso questo piccolo eremo fondato nel 1441. È immerso nel bosco e la chiesa deve la sua importanza per avere accolto nel 1529 il primo Capitolo generale dell’Ordine dei Cappuccini.

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L'Abbazia di San Salvatore in Valdicastro

Arrivati all’Abbazia di San Salvatore in Valdicastro, dove ci hanno raggiunto Ruben e un suo amico per la tappa successiva, ci uniamo alla cena offerta dall’Abbazia in occasione delle celebrazioni del santo patrono e fondatore, San Romualdo, e non ci lasciamo sfuggire un giro all’interno della chiesa di fondazione duecentesca. La struttura con le camere dove dormiamo è tutta per noi e perlustriamo ogni angolo dell’abbazia, dalle antiche celle monastiche alla foresteria, trascorrendo infine la serata tra una partita a biliardo e una a Shanghai. Un po’ di relax ci vuole! 

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L'abbazia di San Salvatore in Valdicastro 

 

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