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In memory of...

Gen11 2

Rimpianto - Piane di Montegiorgio | © Nicola Pezzotta 2011. All rights reserved

Erano, e sono ancora oggi, molte le querce che vantano questo appellativo, ma la vera, ineguagliabile Cerquabella era questa, tanto nobile da meritare (caso unico in Italia) un tondino di localizzazione sulle carte del Touring Club; tanto famosa da essere nota fin sull'Appennino Emiliano come la quercia più bella d'Italia.

Le sue apparizioni su pubblicazioni di ogni genere non si contavano più. Una citazione era stata fatta in "Il patrimonio vegetale delle Marche", edito dalla Regione Marche nel 1981. Le dimensioni erano di 5,60 metri la circonferenza del fusto, 34 metri il diametro della chioma. Era tale l'affetto che i suoi concittadini, gli abitanti di Montegiorgio, nutrivano per questa pianta, che essa veniva chiamata non solo con il suo nomignolo, ma addirittura senza articolo, così, semplicemente Cerquabella, come si direbbe Maria, Angese, Teresa. La sua biografia era ricchissima di episodi e di aneddoti. Sotto la sua chioma per secoli avevano bivaccato carovane di zingari e la sua ombra aveva offerto riparo a tante famiglie nella tradizionale scampagnata del Primo Maggio. Cerquabella aveva anche visto l'assassinio di sua figlia. Questa era a pochi metri da lei, identica a lei, ma grande la metà: venne sacrificata per allargare la carreggiata della vicina Faleriense. Ma per Cerquabella era ormai arrivata la sua ora; nel 1984 se ne notano i primi segni. Nella primavera del 1985 il vecchio gigante si risvegliò ancora, ma le foglie erano veramente poche e distribuite solo su alcune parti. Valido, capitato sul posto insieme ad altri, raccolse alcune ghiande e le seminò nell'estremo tentativo di assicurare una discendenza all'eccezionale pianta, ma queste avevano perduto già ogni capacità di germinare. Nuovo inverno, nuova primavera. Nel 1986, i suoi vicini scrutarono a lungo, ogni giorno, con la speranza di scorgere qualche germoglio, magari con una fioritura anche tardiva, fino a che si arresero: Cerquabella non c'era più. Il suo cadavere rimase intatto per qualche tempo, ma alla fine l'amministrazione comunale fu costretta a far eliminare tutti i rami, che rischiavano di cadere su qualche curioso o passante. Oggi Cerquabella è ridotta a un rudere, impressionante per le sue dimensioni e per tutti i significati allegorici che sembra voler trasmettere a chi lo osserva. Cerquabella era un albero che avrebbe meritato un monumento per la sua incomparabile bellezza, ma non ce n'è stato bisogno: il suo monumento se l'è eretto da sola.

 

Tratto da "Alberi Monumentali delle Marche"; Valido Capodarca e Corpo Forestale dello Stato; Edizioni Roberto Scocco; Macerata; 2008.

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