Il Sentiero di Rottereccia e le Parole della Montagna

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Il Monte Sibilla dal Sentiero della Rottereccia – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Come ho detto in altre occasioni, la montagna ha su di me un potere calmante e rigenerante. Sia che io faccia un’escursione o che resti seduto a leggere sotto ad un albero. Sia che mi stanchi fino a non avere quasi più fiato nei polmoni o che mi addormenti con un leggero alito di vento fresco che mi accarezza il viso. Alle volte la giornata che mi trovo a vivere è talmente unica che so mi rimarrà impressa nella memoria per molto tempo, se non per sempre. Magari perché ho vissuto una vera avventura (leggi al riguardo l’articolo “Avventura sui Monti Sibillini: il Sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle”) oppure per le condizioni particolari in cui si trovava il luogo (leggi al riguardo l’articolo “Monti Sibillini: Il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare”) o ancora per l’atmosfera che si era creata. E’ proprio di quest’ultima categoria che fa parte l’escursione di cui vi voglio parlare stavolta. Devo però fare una premessa su come ci sono capitato.

Ogni anno a Smerillo, da ormai quattro anni, si organizza un Festival di grande successo: “Le Parole della Montagna”. “Uomini di cultura, filosofi, artisti e musicisti si riuniscono” attorno a questo piccolissimo paesino dell’entroterra fermano “per parlare della montagna in termini filosofici e spirituali”. Il tutto grazie alla genialità e lungimiranza di Simonetta Paradisi, direttrice del Festival, all’appoggio del sindaco di Smerillo, Egidio Ricci, ed a tutto un gruppo di persone facenti parte dell’organizzazione tra i quali Giorgio Tassi, Stefano Lucchetti, Antonio Simoni, Eleonora Ferracuti e molti altri che non ho potuto conoscere personalmente. 

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Piazza piena a Smerillo per Massimo Cacciari durante il Festival “Le Parole della Montagna” – 25/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Quest’anno sul tema centrale della manifestazione che è stato “Il Varco” si sono interrogate e succedute diverse personalità di spicco tra cui: il regista Fernando Muraca, il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, i poeti Filippo Davoli e Paolo Ruffili, la cantante Serena Abrami, i filosofi Cesare Catà e Don Rinaldo Ottone, gli scrittori Mariapia Veladiano, Sebastiano Fusco e Davide Rondoni, il fotografo Giorgio Tassi, lo psicoterapeuta Daniele Ribola, l’Imam di Firenze Izzeddin Elzir, il grande alpinista Manolo e il famoso filosofo Massimo Cacciari.

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Simonetta Paradisi, direttrice del Festival “Le Parole della Montagna” e il grande alpinista Manolo – 27/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Il Festival, oltre alle “parole”, ogni domenica, per tutta la sua durata, prevede un’escursione organizzata e curata dal Club Alpino Italiano sezione di Amandola. E’ proprio grazie a loro che ogni anno si va a visitare i luoghi più sconosciuti ai frequentatori occasionali delle nostre montagne. Anche stavolta hanno fatto un lavoro lodevole mettendo in sicurezza i passaggi più ostici per chi in montagna non ci va spesso o per chi si sente poco sicuro. In questo modo anche tali persone sono potute arrivare in luoghi che altrimenti non avrebbero mai visitato.

Ma non finisce qui. Trovarsi in questo posto incredibile e ascoltare le letture del giornalista e scrittore Adolfo Leoni e il concerto di violoncello e chitarra al tramonto di Angelo Casagrande e Gionni di Clemente ha fatto sì che l’esperienza si elevasse ulteriormente, rendendola davvero unica e indimenticabile.

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Il CAI di Amandola ci porta al Sentiero della Rottereccia per l’uscita domenicale del Festival “Le Parole della Montagna” – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Lasciamo l’auto nei pressi di Vetice, e prendiamo un sentiero che si abbassa fino a toccare il fiume Tenna, qui ancora con le sembianze di un torrente. Dopo aver percorso per un po’ questa traccia e aver lasciato alla nostra sinistra il ponte in legno che indica la direzione di Rubbiano, risaliamo il pendio alla nostra destra, sempre più scosceso ed impervio fino a superare alcune facili roccette. Poco dopo, girando a sinistra davanti ad una parete, ci troviamo su di un ampio terrazzo, incassato nella roccia, di circa 70 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza nel suo punto più esteso. Questo è l’antico insediamento pastorale di Rottereccia utilizzato per la sua particolare conformazione: un pianoro naturale a 167 metri di altezza dal fondo della gola.

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Il CAI di Amandola ci porta al Sentiero della Rottereccia per l’uscita domenicale del Festival “Le Parole della Montagna” – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

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Il CAI di Amandola ci porta al Sentiero della Rottereccia per l’uscita domenicale del Festival “Le Parole della Montagna” – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

“Fonti orali ci dicono che il sito di Rottereccia fu utilizzato come ricovero di greggi e bestiame fino alla fine del XIX secolo. La sua particolare posizione, simile ad un castello arroccato sulle pareti rocciose, difeso da muri, lo rendeva impenetrabile ed inaccessibile ai branchi di lupi che scorrazzavano nella zona; in seguito, per gli scomodi accessi ricavati a picco sulle pareti rocciose, cadde in disuso e fu dimenticato.

Oggi la caverna e le parti circostanti sono rifugio di animali selvatici, di branchi di cinghiali che infestano le boscaglie circostanti; sul fondo della grotta rimangono ancora le testimonianze ed i resti della presenza delle genti primitive della montagna, di pastori semplici e rozzi che abitavano solitari con greggi ed armenti in questi impervi ambienti rupestri.”

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Adolfo Leoni ci legge la sua poesia “Presagio” sul Sentiero della Rottereccia – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Su questo balcone verso il Monte Sibilla ci sediamo e ascoltiamo rapiti le poesie di Adolfo Leoni

 

Presagio
“Il tramonto è di fuoco,
La montagna avvampa.
Un incendio sembra ghermire alle spalle gli Appennini.
Rosso intenso, rosso cupo… rosso sangue.
Sarà forse il colore della Sibilla?
Sibilla maga, Sibilla strega, Sibilla vergine.
Al mattino presto è il lucore dei monti che abbacina.
Il sole riflette una parte della cima incoronata.
L’altro versante resta… nell’ombra.
O sarà questo il colore della Sibilla?
E se fossero entrambi, come in un gioco di doppio di volti, di un Giano a due facce: il rosso del fuoco e l’ombra della tenebra?
E se la tenebra fosse il colore del pre-sentimento?
Era l’abito di donne scomparse.
Era il nero, il colore preferito.
Non per mestizia.
Neppure per lutto.
Non era come per le vele di Teseo lasciate per errore a gonfiarsi sui pennoni, messaggio non voluto, che portarono il padre Egeo al suicidio.
Non per mestizia. Neppure per lutto.
Per un ricordo, sì, per una memoria, per qualcosa di ancestrale.
Di oltre, più oltre, più in là.
Per una consapevolezza, direi.
Costruivano grattacieli e grandi navi, gli umani.
E prima, furono cattedrali slanciate e acquedotti superbi.
E teatri ed arene.
E piazze enormi: acropoli di parole e rettangoli perfetti d’automi dal passo dell’oca.
Di nero vestivano le nostre nonne. E le nonne delle nostre nonne.
E loro sapevano il perché.
Gli eroi bruciavano Troia, s’avventuravano oltre le colonne d’Ercole.
Sfidavano i leoni di Namibia, incenerivano le foreste di Teutoburgo, fino a far crescere un fungo su Hiroshima.
Di nero vestivano le nostre nonne.
E sapevano il perché.
Non era mestizia, neppure lutto.
Era presagio!
Cavalieri erranti raggiunsero la bocca dell’antro.
E videro la tenebra della maga, l’ombra della strega, il riflesso della vergine.
Ma pieni di sé, non domandarono.
Scelsero l’altra faccia. Sicuri della propria insicurezza.
Pieni di sé, cercarono le viscere più profonde.
Trovarono le serpi divenute corpi di burro, sgargianti di colori.
Eterno conflitto, eterna sfida.
Provocazione, infine. Scuotimento.
Prevaleva il colore del sangue.
Non chiesero all’ombra oscura della maga.
Neppure chiesero al fuoco avvampante di corpi e di abiti.
Condannati all’ebbrezza… non chiesero.
Neppure a se stessi.
Non era mestizia del lutto. Non era colore di morte, l’altra faccia.
Ma qualcuno ci fu.
Qualcuno che ascese la montagna per trovare se stesso.
Un senso, un senso all’esistere.
Solo potenza?
Fu allora, che la maga, la strega, la vergine, parlò.
Non era mestizia e non era lutto il suo colore.
Era… avvertimento. Era… presagio.
Era il sentimento della fragilità degli uomini tutti.
Quello provato e riprovato nell’indistinto intrecciarsi di corpi.
Era il pre-sentimento della caducità delle cose, assaporato ogni venerdì di passione.
Io, onnipotente, e destinato a morire.
Io, sopra ogni legge, e destinato ad essere cenere.
I volti ora parlavano, all’unisono, le facce si mischiavano, le bocche s’arrotolavano.
Io, onnipotente, e destinato a morire…
Eppure io, inutile scheggia d’un Infinito chino sul mondo, destinato a ricongiungermi con il Mistero del mondo.”

 

Ridestati dall’altrove, riprendiamo la nostra ascesa superando un minuscolo varco su di un muro a secco realizzato con pietre locali, e continuiamo a salire passando su di un traverso dove è stata allestita un’altra corda fissa per la nostra sicurezza. 

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Il CAI di Amandola ci porta al Sentiero della Rottereccia per l’uscita domenicale del Festival “Le Parole della Montagna” – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

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Il CAI di Amandola ci porta al Sentiero della Rottereccia per l’uscita domenicale del Festival “Le Parole della Montagna” – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

All’incrociare una carrareccia giriamo a destra e adesso scendiamo fino ad arrivare alla Roccaccia di Vetice, luogo perso nel tempo che ha ritrovato il suo antico splendore e forse un rinnovato fascino e mistero grazie all’attuale proprietario. 

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Tramonto sull’Infernaccio – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

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La Roccaccia di Vetice, Montefortino, Fermo – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Anticamente era una torre di avvistamento per la via che passava sull’Alta Val Tenna e l’Infernaccio ma con l’abbandono era diventata quasi un rudere. Ora è stata trasformata in una residenza di lusso con giardini zen e opere provenienti da tutte le parti del mondo.

Noi ci sediamo nel nuovissimo anfiteatro realizzato proprio su di un promontorio che dà sul fiume Tenna con vista Monte Sibilla, Monte Priora e Gole dell’Infernaccio. Qui ci gustiamo l’ultima parte dell’evento: un concerto chitarra e violoncello al tramonto con Gionni di Clemente e Angelo Casagrande. 

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In attesa del concerto al tramonto alla Roccaccia di Vetice con gli occhi al Monte Sibilla – 21/07/2013 | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Sotto un cielo stellato e una Luna quasi piena ci sembra di essere, una volta tanto, in pace con noi stessi. 

Un estratto del concerto lo potete ascoltare qui sotto.

Al termine, ristorati nel cuore e nell’anima, percorriamo l’ultimo pezzo di strada al lume solo di qualche torcia. Con nelle orecchie ancora quella musica celestiale facciamo gli ultimi passi. Un passo, un altro e poi un altro ancora, e ancora…

 

Articolo di Nico.

 

Fonti:
Adolfo Leoni, “Alla mia terra. Racconti e leggende di un amante quasi deluso”, Albero Niro Editore, Ortezzano, 2012.

Massimo Spagnoli, “Sentieri e luoghi dimenticati dei Monti Sibillini. Ricerche e studi sui percorsi archeologici dell’Appennino Centrale”, Multigraphic srl, Firenze, 2008.

Sito internet de “Le Parole della Montagna”

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